Il lavoro di Alessandro Amaducci, videoartista torinese, è un corpus ampio e compatto, dove l’immaginazione dell’artista ha avuto modo di svilupparsi ed evolvere, all’interno di una precisa scelta di temi, di stile e di atmosfera.

Troviamo infatti molti elementi distintivi, studiati e proposti come parti di una poetica attuale, che vengono messi in luce ed indagati con passione.

Il corpo, per esempio, elemento spogliato di connotazioni erotiche, presente in tutta la sua fisicità dinamica, mutante nella danza, ma pronto ad entrare in dialogo con l’ambiente digitale e con le sue trasformazioni, mettendosi quindi in gioco e divenendo neo-corpo. Pur oggetto di attenzione costante, è con la sua rilettura ed elaborazione elettronica, nella manifesta dicotomia naturale/artificiale, il cui confine si sta assottigliando, che il corpo conquista maggiore rilevanza come punto focale di riflessione artistica.

L’intensità dello sguardo su questo argomento non ci sembra però farne elegia, o strumento plastico ed occasione di mostrare la “rapsodia del possibile e dell’immaginabile”, ma piuttosto lo presenta come elemento dinamico di riflessione sulla condizione umana più estesa, o di medium per espressione del proprio pensiero.

Un ragionamento, quello di Amaducci, che si estende volentieri, a ricomprendere la speculazione sugli strumenti oggetto del suo lavoro, sulle loro potenzialità, insite e immaginate, sulle dinamiche della rappresentazione e dello sguardo, sulla possibilità di raffigurazione di scenari dell’inconscio.

Tutto calato in ambientazioni che sono protagoniste anch’esse, ipotesi di futuro sondato con lo spirito di un immaginario tra il fantastico ed il fantascientifico, tra il “gotico” ed il “dark”, il surreale ed il dadaista, che si nutrono anche di spunti che provengono dalle avanguardie, storiche e più recenti, sino all’accelerato addensarsi di stimoli e di segnali, che trovano soluzione nella sospensione poetica delle immagini, con la conferma della peculiarità del linguaggio prescelto.

L’attenzione che il videoartista ha dedicato al confronto ed alla collaborazione con altre discipline artistiche è certamente un altro punto di grande interesse, così come la sinestesia creata dalle sue colonne sonore, e testimonia di come le idee di Amaducci si possano calare con disinvoltura in contesti diversi.

Uno dei meriti di Alessandro Amaducci è quello di formare una personale “epica”, un racconto/non racconto mosso dalle molteplici dinamiche del suo pensiero, meditabondo, mutevole e progressivo, sull’onda delle domande che l’accelerato e scomposto quadro contemporaneo ci propone.

Quest’anno, da luglio a settembre, l’Athens Digital Arts Festival ha voluto dedicare una retrospettiva – curata da Maurizio Marco Tozzi – dei lavori di Alessandro Amaducci, intitolata “Tribute to Alessandro Amaducci. 30 years of Videoart”

Alessandro Amaducci è anche ospite di “Share Festival XV – “Riots-Here we are”, che avrà luogo presso Toolbox (via A. da Montefeltro 2, a Torino) dal 17 al 20 settembre 2020, [www.toshareproject.it], con la stessa retrospettiva.

Marco Auga, http://www.contemporarytorinopiemonte.it/news/fluido-imaginifico-videointervista-ad-alessandro-amaducci/