Found Footage

Videoarte/Videoart

Gli spettri e il neon

Qualsiasi immagine è un’ombra di qualcosa che non esiste più: viene da un altro mondo. L’immagine elettronica è intrisa di memoria. Il digitale senza memoria non funzionerebbe. Intrappolati nelle tracce dei nastri magnetici, sotterrati negli strati geologici degli hard disk, si nascondono giacimenti di memoria audiovisiva, materiali ideali per scatenare dei veri e propri poltergeist dell’immaginario, l’evocazione di spiriti collettivi, di memorie ancora più antiche e collettive che risiedono nel nostro inconscio.


The ghosts and the neon

Any image is a shadow of something that no longer exists: it comes from another world. The electronic image is imbued with memory. The digital without memory wouldn't work. Trapped in the traces of magnetic tapes, buried in the geological layers of hard disks, deposits of audiovisual memory are hidden, ideal materials to unleash real imaginary poltergeists, the evocation of collective spirits, of even more ancient and collective memories that reside in our unconscious.

RECENSIONI/REVIEWS

 

Solo per i tuoi occhi

Spazi complessi, frammentati, non prospettici, reversibili, esplodono nel mix elettronico: Solo per i tuoi occhi di Alessandro Amaducci. Qui sperimenta le decomposizione delle immagini e dei suoni di repertorio, la scelta mirata tra quei frammenti di Storia e di Cinema per l’alto tasso simbolico, dunque l’ampio parco di giochi possibili in materia di metalinguaggio e di forma. Vero personaggio di questo video è l’effetto di sovrimpressione cinematografica che qui diventa star del mix, figura dell’efficacia linguistica e poetica la cui forza primitiva e magica riprende vigore come fosse frutto di un Méliès elettronico. È un saggio di montaggio e un video di creazione coltissimo e godibilissimo sulla rappresentazione dell’invisibile, dunque su quella figura dell’assenza che è la sovrimpressione. La nozione di spazio intensivo, affettivo, cerebrale, diventano forme viventi con la bassa definizione che favorisce la riflessione sui depositi onirici della memoria, sui paesaggi dell’allucinazione, sul video come “macchina teorica”.
Ninì Candalino, La bassa definizione elettronica, in Close-Up n.1, marzo 1997, Torino, Lindau, pg. 66

Gli occhi. E materiale d’archivio ai quali ri-dare senso. Elaborazioni video o recuperi di frammenti di pellicola. Sensi di morte, di una vicinanza con la morte determinata dalla confluenza d’immagini, da sovrimpressioni o accostamenti di durata breve/lunga. (...) È in particolare il lavoro di Amaducci a fissarsi nella memoria, nel cuore, negli occhi. Titolo lacerante, che presuppone una disponibilità totale al desiderio, ai sensi, a un erotismo e a una memoria ri-date dal video. Occhi (da film, guerre, fotografie) che richiedono. Sempre colti in attimi terminali e sempre in rapporto con ad altri. Ancora sbilanciamenti al di là dei margini, in Amaducci, corpi e occhi che non possono appartenere ad un’unica immagine, attratti dal fuoricampo, desideranti verso altri corpi, altri occhi.
Massimo Causo, Giuseppe Gariazzo, Bellaria Anteprima, Cineforum n. 5, giugno 1997, Bergamo, Federazione Italiana Cineforum, pg. 50

Opera di sperimentalismo maturo (è) Solo per i tuoi occhi di Alessandro Amaducci, il regista-videoartista che da sempre esplora le potenzialità dello sguardo “in transito”. Nella memoria e nella storia, qui in particolare, dove la contesa tra l’indefinito e l’oggettivo è più dolorosa per l’immagine.
Adelina Preziosi, Generi diversi, Segno Cinema 87, settembre/ottobre 1997, Vicenza, Ed. Cineforum, pg. 80

Il corto lacera l’impenetrabilità dell’illusione garantita dall’ “altro” cinema e riduce drasticamente la distanza tra vedere e guardare, come “racconta” Alessandro Amaducci nel suo ultimo lavoro, Solo per i tuoi occhi. Dove l’occhio “nudo” non ha il tempo (e lo spazio) per soffermarsi, supplisce lo sguardo “costruito”, reso onnisciente (onnivedente) dall’esperienza di cinema.
Adelina Preziosi, Cinema a spazio ridotto, Segnocinema n. 89, gennaio/febbraio 1998, Vicenza, Ed. Cineforum, pg. 18

Sullo stesso argomento (la frammentarietà della visione) ma in modo ben più vorticoso e barocco si cimenta Alessandro Amaducci con Solo per i tuoi occhi, apologia del desiderio scopico attraverso un percorso sulla memoria filmico-fotografica (da Emak-Bakia di Man Ray ai paparazzi di Fellini, da Caligari a Blow Up) un omaggio al reporter Secchiaroli che anticipa incredibilmente il dramma di Lady D: la fotografia come morte al lavoro.
Bruno Di Marino, Elogio della levità, Segnocinema n. 89, gennaio/febbraio 1998, Vicenza, Ed. Cineforum, pg. 69


 

Decoder
Decoder di Alessandro Amaducci parte da una scritta di Tele + per segnalare l’esistenza dei programmi erotici dell’emittente a pagamento e crea nuovi sensi, manipola le parole, svela messaggi di controllo subliminale (Essi vivono...) e fa scorrere dentro quelle immagini i volti delle vittime della strage di Marzabotto.
Giuseppe Gariazzo, Sesso in 150 secondi, Cineforum 345, n. 5, giugno 1995, Bergamo, Federazione Italiana Cineforum, pg. 41.

Amaducci è un capacissimo provocatore via spot indigesti. Decoder è, infatti, un magnifico atto d’accusa ai tabù della tv.
Ninì Candalino, La gavetta di Alain Resnais, Il Manifesto, 23 marzo 1995

In questo video Amaducci propone una sovrapposizione di idee ed immagini con cui denuncia un sottile filo conduttore tra i metodi di oggi per “criptare” le menti con le immagini ridondanti della (Pay) tv e i metodi di poco tempo fa, durante il regime nazi-fascista, causa di tanti morti (nella fattispecie, Marzabotto) di cui a volte si conosce solo una foto “spiata” dal potere. Inibire la visione, la libertà di scelta, programmare il controllo familiare: così viene ricomposta la frase dello speaker. In più, un suggestivo e visionario accostamento tra la svastica ed il simbolo di Tele +.
Francesca Rossini (a cura di), L’occhio infranto, Comune di Bari-Metropolis, pg. 53

 

Fantasmi

Il giovane torinese Alessandro Amaducci (...) è tra i “maledetti” sperimentatori di talento che usano l’elettronica come campo d’azione per pratiche espressive “diaboliche”. Come pochi, quest’autore ha capito che il video può essere un gioco tecnologico per costruire fantasmi e dar sostanza emotiva a percorsi di ridefinizione simbolica della realtà. (...) L’urlo, Fantasmi sono i corti e cortissimi videoart-surreal-horror dove Amaducci ha sperimentato il mix di generi, facendo esercizio di stile sulla poetica espressionista. In questi video non c’è trama, racconto, ma messa in immagini della tortura come arte plastica: morte vibrante, ma senza sedia elettrica e autenticamente falsa.

Ninì Candalino, Surreal-horror da Torino, Il Manifesto, 20 febbraio 1992, pg. 14

Tre film, La passione di Giovanna d’Arco, Fait Divers, e Le coquille et le clergyman danno spunto ad Amaducci per parlare dell’alterità dell’individuo rispetto alla società dei benpensanti. Protagonista assoluto del video (...) è Antonin Artaud. I fantasmi demonizzati dalla società appaiono a brandelli dallo sforzo dell’immagine video di emergere tra la “neve” del televisore, dall’oblio del tubo catodico.”

Francesca Rossini (a cura di), L’occhio infranto, Comune di Bari-Metropolis, pg. 57