Il giovane
torinese Alessandro Amaducci (...) è tra i “maledetti” sperimentatori
di talento che usano l’elettronica come campo d’azione per pratiche
espressive “diaboliche”. Come pochi, quest’autore ha capito
che il video può essere un gioco tecnologico per costruire fantasmi e
dar sostanza emotiva a percorsi di ridefinizione simbolica della realtà.
Al suo attivo Amaducci ha la non facile esperienza dei mezzi poveri e degli
effeti speciali a bassa definizione, scuola di autoformazione da poco per molto.
(...)
L’urlo, Fantasmi sono i corti e cortissimi videoart-surreal-horror dove
Amaducci ha sperimentato il mix di generi, facendo esercizio di stile sulla
poetica espressionista. In questi video non c’è trama, racconto,
ma messa in immagini della tortura come arte plastica: morte vibrante, ma senza
sedia elettrica e autenticamente falsa.
Nella videoinstallazione Io so, realizzata (...) negli spazi di Hiroshima mon
Amour di Torino, quest’autore ha, inoltre, “incarnato” in
tre monitor l’omonimo testo di Pasolini (...) Le parole e le idee forti
del testo di Pasolini del 1974, accompagnate con immagini di repertorio da far
venire i brividi alla memoria politica, sarebbero adattissime come ambientazione
nei luoghi “caldi” delle stragi.