SU ALESSANDRO AMADUCCI

“La nostra stessa vita non è un racconto che avanza per frasi prestabilite, ma procede per incidenti ed eventi irripetibili e caotici, indeterminabili.”
Così la pensa il giovane videomaker Amaducci e certo di questa sua weltanschaung si nutrono voracemente i suoi video, “sintetiche” pillole di vita, spesso accelerati dal vorticismo dell’elettronica o all’improvviso quasi gaudenti della natura che pur scorre lenta.
Ed arriva, attraverso le coordinate mentali costruite da moduli geometrici che quasi schiaffeggiano la vista, a compiacersi di un corpo accarezzato da luce morbida o delle gocce d’acqua che lente bagnano le foglie. E se le Illuminazioni di Amaducci galvanizzano così tanto l’attenzione quasi da provare una sensazione di soffocamento, a sprazzi, si lasciano attraversare come “incidenti rirripetibil e caotici” da antiche verità sepolte.
Non quindi, o non solo pura ricerca estetica del linguaggio della videoarte, tra l’altro ben riuscita come in Casa matta o Voci di donna, ma anche sofisticata denuncia. In Decoder Amaducci propone una sovrapposizione di idee e immagini con cui denuncia un sottile filo conduttore tra i metodi di oggi per criptare le menti attraverso le immagini ridondanti della tv, in questo caso la pay-tv, e i metodi di allora, durante il regime nazi-fascista, causa di tanti morti di cui a volte si conosce solo una foto.
Con Senz’altro sentire, invece, l’autore torinese denuncia la violenza che scoppia e ci striscia sugli occhi che pur si fermano a pensare, prima che tutto si polverizzi nell’urto, in un Crash, il Big Bang, tutto umano purtroppo, che, al contrario, distrugge.

Francesca Rossini, Mediterranea, Bari, 1994