Eclettico
sperimentatore delle convergenze espressive: pittura-fotografia-musica-teatro,
Alessandro Amaducci lavora in video. Amante delle avanguardie del primo 900,
quest’autore “giovincello”, rielaborando meravigliosamente
quell’eredità di ricerca cinetica, esplora con l’arte elettronica
l’inossidabile potenza fascinatoria delle immagini astratte. Così
in Materia grigia, “viaggio alla scoperta dell’erotismo del nostro
cervello”, scorrono a pioggia puntini, macchie, linee multicolori. Come
se fosse una sonda che esplora all’interno della nostra testa, vediamo
grumi chimici irradianti che si rincorrono al ritmo della deliziosa colonna
sonora di Ruggero Tajè.
In Transiti, “incubo che ho avuto nella mia università durante
l’occupazione”, esplode invece lo sguardo claustrofobico. Qui non
campeggiano ariose astrazioni da microscopio ma le riprese live nei corridoi,
lungo le vetrate e le scale di Palazzo Nuovo occupato, sono percorsi vissuti
come ansiogeni, con la schiacciante realtà di questi spazi stringenti
e verticali.”