Durante l’occupazione
dell’Università a opera della Pantera, aveva realizzato un video
molto particolare. Si parlava dell’occupazione senza mai inquadrare né
gli studenti, né i professori e neanche le forze dell’ordine, solo
i corridoi vuoti di Palazzo Nuovo, qualche scritta e alcuni manifesti, riuscendo
a rendere climi e momenti dell’occupazione, sensazioni che un documento
militante alla vecchia maniera non riusciva a ricreare se non eccedendo nella
retorica.
Si chiama Alessandro Amaducci, il video in questione si intitola Transiti. (...)
Attento al dibattito sul video (inteso come arte autonoma rispetto al cinema),
l’autore è l’unico dei cineasti torinesi ad approfondire
nei suoi lavori l’autonomia del linguaggio elettronico nei confronti di
cinema e televisione.
Le sue opere vantano importanti riferimenti culturali, da Edgar Lee Masters
ad Antonin Artaud, che vengono rielaborati attraverso un’interpretazione
originale, efficace e riuscita. Un ruolo molto importante, a commento del flusso
di immagini, è la musica originale curata da Ruggero Tajè (...).
Quasi tutti i suoi video sono autoprodotti, in collaborazione come il Centro
Arti Visive Archimede e la Cooperativa 28 Dicembre: a dimostrazione che la preparazione
teorica e l’intelligenza creativa sono in grado di aggirare qualsiasi
problema di budget. In un periodo in cui il cinema non riesce a sollevarsi da
una crisi generale di idee e la televisione scivola sempre di più nella
banalità, una produzione così interessante (...) fa pensare che
ci sia ancora spazio per il talento: basta cercarlo e valorizzarlo.
Stefano Della
Casa, Torino Sette n.229, La Stampa, 3 luglio 1992, pg. 12.