IL GIUDIZIO DI NORIMBERGA, 1994, 36’, BETACAM

   

realizzazione video: Alessandro Amaducci
materiale di repertorio: Le jugement des peuples di R. Karmen, B. Makasseev. S. Semenov, V. Chatland
musica: Dead Can Dance, Elijha’s Mantle, Vangelis
produzione: Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza

“Seguendo un percorso ipertestuale di segni, immagini e suoni, il famoso processo contro i criminali nazisti viene rivissuto grazie a preziosi documenti originali.”
Alessandro Amaducci

secondo premio Spazio Torino Festival Cinema Giovani 1994, premio speciale del pubblico e segnalazione della giuria Festival del Documentario Libero Bizzarri 1995

“D’altronde, Amaducci lavora in profondità sulla memoria contaminata o meno con la videoarte. Lo fa con lavori realizzati per l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino. In tale linea si inseriscono Work in Progress, Aleph-Taw, memorie dello sterminio, Alda Bianco, una staffetta partigiana, e il recente Il giudizio di Norimberga. Sono lavori, soprattutto i primi due, in cui rispettivamente la memoria partigiana e quella della persecuzione nazista subita dal popolo ebraico confluiscono nel territorio della videoarte, dell’uso del video, come terreno di ricerca, in questo caso per non lasciare isolata oppure chiusa in un discorso visivo tradizionale la memoria storica.”
Giuseppe Gariazzo, Il documentario indipendente italiano, Sopralluoghi, SNCCI, Festival dei Popoli, 1994, pg.29

“L’attività presso l’ Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino ha (...) permesso a questo autore di ripensare il documentario in pellicola e il film d’archivio, mettendolo a confronto con le possibilità di una “impaginazione” (e quindi di una rilettura) in video che lo “dialettizzasse”, creando estensioni all’oggi, confronti con testi scritti sullo schermo, combinazioni grafiche, inserzioni di documenti fiction.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco e Nero, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema, 2001, pg. 112

“Strutturato come un coinvolgente iperteso, Il giudizio di Norimberga di Alessandro Amaducci ricostruisce attraverso i documenti filmati, fotografici e schede sintetiche gli eventi e i protagonisti del drammatico confronto tra criminali nazisti e tribunale alleato. La puntualità storica è affiancata da un’ineccepibile veste estetica (...)”
Francesca Vatteroni, Quella voglia matta di corto, Prima Visione, Dicembre 1994, pg.46

“Nei suoi video e nelle sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza dell’immagine elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere malleabile e metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità, che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità, individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi di immagini. (...) È interessante allora osservare come tale approccio, che è ciò che permette ad Amaducci di attraversare tutti i “generi” del video, venga applicato nei lavori su commissione per l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, volti a restituire un contenuto storico preciso, memorie forti, quali le vicende legate al nazismo o le lotte operaie.
La finalità didattica che sta alla base di questi documentari, inseriti in collane che l’Archivio concepisce soprattutto per scuole ed enti pubblici, sicuramente costringe a frenare l’impulso manipolatorio di Amaducci, tenuto a rispettare le griglie di un discorso determinato. Ma, pur nell’ambito del tipico approccio del documentario tradizionale, che isola e svolge un soggetto privilegiando lo sviluppo cronologico e la completezza del dato informativo, l’intervento elettronico di Amaducci consente di vitalizzare i temi, indicando soluzioni efficaci di “impaginazione” di materiali storici. Ne Il giudizio di Norimberga ad esempio, attraverso l’eliminazione del commento fuori campo, la musica, la compresenza di quadri visivi e un uso articolato di testi scritti, l’autore riesce a coniugare informazioni e drammaticità del tema, tenendo alta l’attenzione dello spettatore.”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995, Roma, Gangemi Editore, 1995, pg. 153.