realizzazione video: Alessandro Amaducci
materiale di repertorio: Le jugement des peuples di R. Karmen, B. Makasseev.
S. Semenov, V. Chatland
musica: Dead Can Dance, Elijha’s Mantle, Vangelis
produzione: Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza
“Seguendo un percorso
ipertestuale di segni, immagini e suoni, il famoso processo contro i criminali
nazisti viene rivissuto grazie a preziosi documenti originali.”
Alessandro Amaducci
secondo premio Spazio Torino Festival Cinema Giovani 1994, premio speciale del pubblico e segnalazione della giuria Festival del Documentario Libero Bizzarri 1995
“D’altronde, Amaducci
lavora in profondità sulla memoria contaminata o meno con la videoarte.
Lo fa con lavori realizzati per l’Archivio Nazionale Cinematografico della
Resistenza di Torino. In tale linea si inseriscono Work in Progress, Aleph-Taw,
memorie dello sterminio, Alda Bianco, una staffetta partigiana, e il recente
Il giudizio di Norimberga. Sono lavori, soprattutto i primi due, in cui rispettivamente
la memoria partigiana e quella della persecuzione nazista subita dal popolo
ebraico confluiscono nel territorio della videoarte, dell’uso del video,
come terreno di ricerca, in questo caso per non lasciare isolata oppure chiusa
in un discorso visivo tradizionale la memoria storica.”
Giuseppe Gariazzo, Il documentario indipendente italiano,
Sopralluoghi, SNCCI, Festival dei Popoli, 1994, pg.29
“L’attività
presso l’ Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino
ha (...) permesso a questo autore di ripensare il documentario in pellicola
e il film d’archivio, mettendolo a confronto con le possibilità
di una “impaginazione” (e quindi di una rilettura) in video che
lo “dialettizzasse”, creando estensioni all’oggi, confronti
con testi scritti sullo schermo, combinazioni grafiche, inserzioni di documenti
fiction.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre
del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco e Nero, Fondazione
Scuola Nazionale di Cinema, 2001, pg. 112
“Strutturato come un
coinvolgente iperteso, Il giudizio di Norimberga di Alessandro Amaducci ricostruisce
attraverso i documenti filmati, fotografici e schede sintetiche gli eventi e
i protagonisti del drammatico confronto tra criminali nazisti e tribunale alleato.
La puntualità storica è affiancata da un’ineccepibile veste
estetica (...)”
Francesca Vatteroni, Quella voglia matta di corto,
Prima Visione, Dicembre 1994, pg.46
“Nei
suoi video e nelle sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza
dell’immagine elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere
malleabile e metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità,
che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa
memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità,
individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte
che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi
di immagini. (...) È interessante allora osservare come tale approccio,
che è ciò che permette ad Amaducci di attraversare tutti i “generi”
del video, venga applicato nei lavori su commissione per l’Archivio Nazionale
Cinematografico della Resistenza, volti a restituire un contenuto storico preciso,
memorie forti, quali le vicende legate al nazismo o le lotte operaie.
La finalità didattica che sta alla base di questi documentari, inseriti
in collane che l’Archivio concepisce soprattutto per scuole ed enti pubblici,
sicuramente costringe a frenare l’impulso manipolatorio di Amaducci, tenuto
a rispettare le griglie di un discorso determinato. Ma, pur nell’ambito
del tipico approccio del documentario tradizionale, che isola e svolge un soggetto
privilegiando lo sviluppo cronologico e la completezza del dato informativo,
l’intervento elettronico di Amaducci consente di vitalizzare i temi, indicando
soluzioni efficaci di “impaginazione” di materiali storici. Ne Il
giudizio di Norimberga ad esempio, attraverso l’eliminazione del commento
fuori campo, la musica, la compresenza di quadri visivi e un uso articolato
di testi scritti, l’autore riesce a coniugare informazioni e drammaticità
del tema, tenendo alta l’attenzione dello spettatore.”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in
Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995,
Roma, Gangemi Editore, 1995, pg. 153.