realizzazione video: Alessandro Amaducci
materiale di repertorio: The 81st blow di Jacquot Ehrlich, David Bergman,
Haim Gouri
testimonianze audio tratte dal Processo Eichmann, Israele, 1969
testi: Corrado Borsa
voci: Corrado Borsa, Angela Camerano, Alessandro Capodanno, Massimo Ferrero,
Santina Fucà, Lorella Galvan, Nicoletta Polledro, Giovanni Ramello,
Giuseppe Randazzo, Giacomo Ravicchio, Francesca Rizzotti, Marta e Susanna
Teodoro
musica: Steve Reich, Harold Budd, Tangerine Dream
produzione: Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza
1° premio Festival del documentario Libero Bizzarri 1994
“Prendendo
come spunto la storia del ghetto di Varsavia, il video affronta il tema della
persecuzione nazista subita dal popolo ebraico. Ipertesto di storia ed emozioni.”
Alessandro Amaducci
“Alessandro
Amaducci neoarchivista. Ci sono cercatori d’immagini d’archivio,
assemblatori oculati di filmati d’epoca che fanno video nuovi con vecchi
fotogrammi. Nel panorama dei giovani videoartisti italiani, Alessandro Amaducci
è uno di questi. Con cura sa trattare, infatti, piani di seconda mano,
per farne ora emozioni, ora informazioni che ancora scottano lo sguardo. In
Aleph-Taw, memorie dello sterminio Amaducci introduce alcuni documenti storici
di torride crudeltà naziste contro gli ebrei, con un graduale percorso
fatto di parole chiave e date (dal settembre 1939 al maggio ’45). Ghetto,
Progrom, Stella di David, Svastica s’intersecano con le immagini e il
piccolo schermo diventa, così, ora pagina di vocabolario, ora iper-testo
di storia. Dedicato a Miriam Novitch e prodotto da Ancr e la torinese Cooperativa
28 Dicembre, Aleph-Taw può funzionare come schiaffone ai nuovi nazistelli
in circolazione.”
Ninì Candalino, Memorie privete, memorie dello
sterminio, Il Manifesto, 17 aprile 1993, (Suq n. 69, pg.2)
“D’altronde,
Amaducci lavora in profondità sulla memoria contaminata o meno con la
videoarte. Lo fa con lavori realizzati per l’Archivio Nazionale Cinematografico
della Resistenza di Torino. In tale linea si inseriscono Work in Progress, Aleph-Taw,
memorie dello sterminio, Alda Bianco, una staffetta partigiana, e il recente
Il giudizio di Norimberga. Sono lavori, soprattutto i primi due, in cui rispettivamente
lamemoria partigiana e quella della persecuzione nazista subita dal popolo ebraico
confluiscono nel territorio della videoarte, dell’uso del video, come
terreno di ricerca, in questo caso per non lasciare isolata oppure chiusa in
un discorso visivo tradizionale la memoria storica.”
Giuseppe Gariazzo, Il documentario indipendente italiano,
Sopralluoghi, SNCCI, Festival dei Popoli, 1994, pg.29
“L’attività
presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino
ha (...) permesso a questo autore di ripensare il documentario in pellicola
e il film d’archivio, mettendolo a confronto con le possibilità
di una “impaginazione” (e quindi di una rilettura) in video che
lo “dialettizzasse”, creando estensioni all’oggi, confronti
con testi scritti sullo schermo, combinazioni grafiche, inserzioni di documenti
fiction.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre
del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco e Nero, Fondazione
Scuola Nazionale di Cinema, 2001, pg. 112
“Nei
suoi video e nelle sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza
dell’immagine elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere
malleabile e metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità,
che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa
memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità,
individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte
che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi
di immagini. (...) È interessante allora osservare come tale approccio,
che è ciò che permette ad Amaducci di attraversare tutti i “generi”
del video, venga applicato nei lavori su commissione per l’Archivio Nazionale
Cinematografico della Resistenza, volti a restituire un contenuto storico preciso,
memorie forti, quali le vicende legate al nazismo o le lotte operaie.
La finalità didattica che sta alla base di questi documentari, inseriti
in collane che l’Archivio concepisce soprattutto per scuole ed enti pubblici,
sicuramente costringe a frenare l’impulso manipolatorio di Amaducci, tenuto
a rispettare le griglie di un discorso determinato. Ma, pur nell’ambito
del tipico approccio del documentario tradizionale, che isola e svolge un soggetto
privilegiando lo sviluppo cronologico e la completezza del dato informativo,
l’intervento elettronico di Amaducci consente di vitalizzare i temi, indicando
soluzioni efficaci di “impaginazione” di materiali storici.”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in
Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995,
Roma, Gangemi Editore, 1995, pg. 153.
“La
giuria assegna il premio, recita la motivazione ufficiale, ad un documentario
che, sulla traccia narrativa della vicenda tragica del ghetto di Varsavia, espressa
nella ricchezza e nella novità dei materiali d’archivio, struttura
un racconto intenso e severo, in grado di fondere le emozioni con la riflessione
storica e di esaltare la drammaticità delle immagini con nuovi apporti
stilistici. Il documentario è il frutto della collaborazione della Cooperativa
28 Dicembre e dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza
di Torino.
Dunque, la ricostruzione storica alla base del lavoro del vincitore. Nell’anno
in cui in tv hanno spopolato e suscitato estremo dibattito i Combat Film, i
documentari realizzati dalle truppe della Liberazione, finalmente non più
coperti dal top secret della guerra fredda, Amaducci è riuscito a calamitare
l’attenzione con materiale inedito.”
AAVV, Il Messaggero Edizione Marche, 28 agosto 1994