ALEPH-TAW, MEMORIE DELLO STERMINIO, 1993, 35’, BVU

realizzazione video: Alessandro Amaducci
materiale di repertorio: The 81st blow di Jacquot Ehrlich, David Bergman, Haim Gouri
testimonianze audio tratte dal Processo Eichmann, Israele, 1969
testi: Corrado Borsa
voci: Corrado Borsa, Angela Camerano, Alessandro Capodanno, Massimo Ferrero, Santina Fucà, Lorella Galvan, Nicoletta Polledro, Giovanni Ramello, Giuseppe Randazzo, Giacomo Ravicchio, Francesca Rizzotti, Marta e Susanna Teodoro
musica: Steve Reich, Harold Budd, Tangerine Dream
produzione: Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza

1° premio Festival del documentario Libero Bizzarri 1994

“Prendendo come spunto la storia del ghetto di Varsavia, il video affronta il tema della persecuzione nazista subita dal popolo ebraico. Ipertesto di storia ed emozioni.”
Alessandro Amaducci

“Alessandro Amaducci neoarchivista. Ci sono cercatori d’immagini d’archivio, assemblatori oculati di filmati d’epoca che fanno video nuovi con vecchi fotogrammi. Nel panorama dei giovani videoartisti italiani, Alessandro Amaducci è uno di questi. Con cura sa trattare, infatti, piani di seconda mano, per farne ora emozioni, ora informazioni che ancora scottano lo sguardo. In Aleph-Taw, memorie dello sterminio Amaducci introduce alcuni documenti storici di torride crudeltà naziste contro gli ebrei, con un graduale percorso fatto di parole chiave e date (dal settembre 1939 al maggio ’45). Ghetto, Progrom, Stella di David, Svastica s’intersecano con le immagini e il piccolo schermo diventa, così, ora pagina di vocabolario, ora iper-testo di storia. Dedicato a Miriam Novitch e prodotto da Ancr e la torinese Cooperativa 28 Dicembre, Aleph-Taw può funzionare come schiaffone ai nuovi nazistelli in circolazione.”
Ninì Candalino, Memorie privete, memorie dello sterminio, Il Manifesto, 17 aprile 1993, (Suq n. 69, pg.2)

“D’altronde, Amaducci lavora in profondità sulla memoria contaminata o meno con la videoarte. Lo fa con lavori realizzati per l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino. In tale linea si inseriscono Work in Progress, Aleph-Taw, memorie dello sterminio, Alda Bianco, una staffetta partigiana, e il recente Il giudizio di Norimberga. Sono lavori, soprattutto i primi due, in cui rispettivamente lamemoria partigiana e quella della persecuzione nazista subita dal popolo ebraico confluiscono nel territorio della videoarte, dell’uso del video, come terreno di ricerca, in questo caso per non lasciare isolata oppure chiusa in un discorso visivo tradizionale la memoria storica.”
Giuseppe Gariazzo, Il documentario indipendente italiano, Sopralluoghi, SNCCI, Festival dei Popoli, 1994, pg.29

“L’attività presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino ha (...) permesso a questo autore di ripensare il documentario in pellicola e il film d’archivio, mettendolo a confronto con le possibilità di una “impaginazione” (e quindi di una rilettura) in video che lo “dialettizzasse”, creando estensioni all’oggi, confronti con testi scritti sullo schermo, combinazioni grafiche, inserzioni di documenti fiction.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco e Nero, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema, 2001, pg. 112

“Nei suoi video e nelle sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza dell’immagine elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere malleabile e metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità, che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità, individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi di immagini. (...) È interessante allora osservare come tale approccio, che è ciò che permette ad Amaducci di attraversare tutti i “generi” del video, venga applicato nei lavori su commissione per l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, volti a restituire un contenuto storico preciso, memorie forti, quali le vicende legate al nazismo o le lotte operaie.
La finalità didattica che sta alla base di questi documentari, inseriti in collane che l’Archivio concepisce soprattutto per scuole ed enti pubblici, sicuramente costringe a frenare l’impulso manipolatorio di Amaducci, tenuto a rispettare le griglie di un discorso determinato. Ma, pur nell’ambito del tipico approccio del documentario tradizionale, che isola e svolge un soggetto privilegiando lo sviluppo cronologico e la completezza del dato informativo, l’intervento elettronico di Amaducci consente di vitalizzare i temi, indicando soluzioni efficaci di “impaginazione” di materiali storici.”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995, Roma, Gangemi Editore, 1995, pg. 153.

“La giuria assegna il premio, recita la motivazione ufficiale, ad un documentario che, sulla traccia narrativa della vicenda tragica del ghetto di Varsavia, espressa nella ricchezza e nella novità dei materiali d’archivio, struttura un racconto intenso e severo, in grado di fondere le emozioni con la riflessione storica e di esaltare la drammaticità delle immagini con nuovi apporti stilistici. Il documentario è il frutto della collaborazione della Cooperativa 28 Dicembre e dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino.
Dunque, la ricostruzione storica alla base del lavoro del vincitore. Nell’anno in cui in tv hanno spopolato e suscitato estremo dibattito i Combat Film, i documentari realizzati dalle truppe della Liberazione, finalmente non più coperti dal top secret della guerra fredda, Amaducci è riuscito a calamitare l’attenzione con materiale inedito.”
AAVV, Il Messaggero Edizione Marche, 28 agosto 1994