“Videoritratto
di una staffetta partigiana.”
Alessandro Amaducci
“D’altronde,
Amaducci lavora in profondità sulla memoria contaminata o meno con la
videoarte. Lo fa con lavori realizzati per l’Archivio Nazionale Cinematografico
della Resistenza di Torino. In tale linea si inseriscono Work in Progress, Aleph-Taw,
memorie dello sterminio, Alda Bianco, una staffetta partigiana, e il recente
Il giudizio di Norimberga. Sono lavori, soprattutto i primi due, in cui rispettivamente
lamemoria partigiana e quella della persecuzione nazista subita dal popolo ebraico
confluiscono nel territorio della videoarte, dell’uso del video, come
terreno di ricerca, in questo caso per non lasciare isolata oppure chiusa in
un discorso visivo tradizionale la memoria storica.”
Giuseppe Gariazzo, Il documentario indipendente italiano,
Sopralluoghi, SNCCI, Festival dei Popoli, 1994, pg.29
“L’attività
presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino
ha (...) permesso a questo autore di ripensare il documentario in pellicola
e il film d’archivio, mettendolo a confronto con le possibilità
di una “impaginazione” (e quindi di una rilettura) in video che
lo “dialettizzasse”, creando estensioni all’oggi, confronti
con testi scritti sullo schermo, combinazioni grafiche, inserzioni di documenti
fiction.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre
del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco e Nero, Fondazione
Scuola Nazionale di Cinema, 2001, pg. 112
“Nei
suoi video e nelle sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza
dell’immagine elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere
malleabile e metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità,
che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa
memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità,
individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte
che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi
di immagini. (...) È interessante allora osservare come tale approccio,
che è ciò che permette ad Amaducci di attraversare tutti i “generi”
del video, venga applicato nei lavori su commissione per l’Archivio Nazionale
Cinematografico della Resistenza, volti a restituire un contenuto storico preciso,
memorie forti, quali le vicende legate al nazismo o le lotte operaie.
La finalità didattica che sta alla base di questi documentari, inseriti
in collane che l’Archivio concepisce soprattutto per scuole ed enti pubblici,
sicuramente costringe a frenare l’impulso manipolatorio di Amaducci, tenuto
a rispettare le griglie di un discorso determinato. Ma, pur nell’ambito
del tipico approccio del documentario tradizionale, che isola e svolge un soggetto
privilegiando lo sviluppo cronologico e la completezza del dato informativo,
l’intervento elettronico di Amaducci consente di vitalizzare i temi, indicando
soluzioni efficaci di “impaginazione” di materiali storici.”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in
Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995,
Roma, Gangemi Editore, 1995, pg. 153.