WORK IN PROGRESS, 1991, 28’, BVU

realizzazione video e musica: Alessandro Amaducci
immagini di repertorio e interviste: Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza
testimonianze: Battista Santhià, Alba Barberis, Carlo Ravetto, Giovanni Caligaris, Vincenzo Bianco e operai della Fiat Mirafiori
produzione: Cooperativa 28 Dicembre

“Affresco elettronico sul movimento operaio torinese dalle sue origini al suo disfacimento strutturale.”
Alessandro Amaducci

segnalato a Videopresenze 1993

“Ricordare le lunghe lotte della classe operaia torinese, “fissandosi” soprattutto su due momenti determinanti, quelli che si verificarono nel 1915 e nel 1973. Viaggiare in tempi lontani/vicini, raccogliere testimonianze di gente uscendo dal tessuto della documentazione sociale tout-court, come avviene nel suo ultimo lavoro, Work in Progress. Dal ’15 al ’73 ad un presente da visitare filmando i luoghi, le fabbriche, che “accolsero” corpi, ora ridotte a scheletri, a piani e enormi stanze distrutte dal tempo. Sono strutture che Amaducci penetra con la steadicam, con movimenti di vertigine che si fermano appena in tempo, prima del vuoto esterno ed estremo, oltre pareti senza più porte finestre: limiti.
È un percorrere gli spazi fino in fondo. E ritornare su di essi. Fino a sfinirli, ma mai del tutto. (...) Materiali documenti testimonianze con-vivono, gli uomini che lottano nelle fabbriche “si ritrovano” dentro esse, dopo le lotte e le sconfitte, tras-portati lì dallo sguardo elettronico ma pulsante di Amaducci. Interferenze, ancora. Tra corpi e voci e tempi. E materie, anche, interferiscono: il video, ma dentro Work in Progress anche frammenti di lavori in pellicola recuperati dagli anni Settanta durante le manifestazioni di piazza (...). Segnali sempre di memoria e di resistenza.”
Giuseppe Gariazzo, Massimo Causo, Schegge di giovanissimi, Filmcritica 436, giugno/luglio 1993

“L’attività presso l’ Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino ha (...) permesso a questo autore di ripensare il documentario in pellicola e il film d’archivio, mettendolo a confronto con le possibilità di una “impaginazione” (e quindi di una rilettura) in video che lo “dialettizzasse”, creando estensioni all’oggi, confronti con testi scritti sullo schermo, combinazioni grafiche, inserzioni di documenti fiction.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco e Nero, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema, 2001, pg. 112

“Nei suoi video e nelle sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza dell’immagine elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere malleabile e metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità, che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità, individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi di immagini. (...) È interessante allora osservare come tale approccio, che è ciò che permette ad Amaducci di attraversare tutti i “generi” del video, venga applicato nei lavori su commissione per l’ Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, volti a restituire un contenuto storico preciso, memorie forti, quali le vicende legate al nazismo o le lotte operaie.
La finalità didattica che sta alla base di questi documentari, inseriti in collane che l’Archivio concepisce soprattutto per scuole ed enti pubblici, sicuramente costringe a frenare l’impulso manipolatorio di Amaducci, tenuto a rispettare le griglie di un discorso determinato. Ma, pur nell’ambito del tipico approccio del documentario tradizionale, che isola e svolge un soggetto privilegiando lo sviluppo cronologico e la completezza del dato informativo, l’intervento elettronico di Amaducci consente di vitalizzare i temi, indicando soluzioni efficaci di “impaginazione” di materiali storici. (...) L’intervista e il materiale d’archivio, i due canali tradizionali con cui il video si avvicina alla storia, sono riproposti in modo da attivare percorsi di lettura più ricchi e legati al presente: in Work in Progress le immagini che riguardano le lotte operaie torinesi del ’15 e del ’73, percorrono letteralmente i seducenti spazi abbandonati e in rovina della contemporanea era postindustriale (...)”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995, Roma, Gangemi Editore, 1995, pg.