realizzazione video e musica: Alessandro Amaducci
immagini di repertorio e interviste: Archivio Nazionale Cinematografico
della Resistenza
testimonianze: Battista Santhià, Alba Barberis, Carlo Ravetto, Giovanni
Caligaris, Vincenzo Bianco e operai della Fiat Mirafiori
produzione: Cooperativa 28 Dicembre
“Affresco elettronico
sul movimento operaio torinese dalle sue origini al suo disfacimento strutturale.”
Alessandro Amaducci
segnalato a Videopresenze 1993
“Ricordare le lunghe lotte della classe operaia torinese, “fissandosi” soprattutto su due momenti determinanti, quelli che si verificarono nel 1915 e nel 1973. Viaggiare in tempi lontani/vicini, raccogliere testimonianze di gente uscendo dal tessuto della documentazione sociale tout-court, come avviene nel suo ultimo lavoro, Work in Progress. Dal ’15 al ’73 ad un presente da visitare filmando i luoghi, le fabbriche, che “accolsero” corpi, ora ridotte a scheletri, a piani e enormi stanze distrutte dal tempo. Sono strutture che Amaducci penetra con la steadicam, con movimenti di vertigine che si fermano appena in tempo, prima del vuoto esterno ed estremo, oltre pareti senza più porte finestre: limiti.
“L’attività
presso l’ Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino
ha (...) permesso a questo autore di ripensare il documentario in pellicola
e il film d’archivio, mettendolo a confronto con le possibilità
di una “impaginazione” (e quindi di una rilettura) in video che
lo “dialettizzasse”, creando estensioni all’oggi, confronti
con testi scritti sullo schermo, combinazioni grafiche, inserzioni di documenti
fiction.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre
del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco e Nero, Fondazione
Scuola Nazionale di Cinema, 2001, pg. 112
“Nei suoi video e nelle
sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza dell’immagine
elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere malleabile e
metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità,
che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa
memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità,
individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte
che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi
di immagini. (...) È interessante allora osservare come tale approccio,
che è ciò che permette ad Amaducci di attraversare tutti i “generi”
del video, venga applicato nei lavori su commissione per l’ Archivio Nazionale
Cinematografico della Resistenza, volti a restituire un contenuto storico preciso,
memorie forti, quali le vicende legate al nazismo o le lotte operaie.
La finalità didattica che sta alla base di questi documentari, inseriti
in collane che l’Archivio concepisce soprattutto per scuole ed enti pubblici,
sicuramente costringe a frenare l’impulso manipolatorio di Amaducci, tenuto
a rispettare le griglie di un discorso determinato. Ma, pur nell’ambito
del tipico approccio del documentario tradizionale, che isola e svolge un soggetto
privilegiando lo sviluppo cronologico e la completezza del dato informativo,
l’intervento elettronico di Amaducci consente di vitalizzare i temi, indicando
soluzioni efficaci di “impaginazione” di materiali storici. (...)
L’intervista e il materiale d’archivio, i due canali tradizionali
con cui il video si avvicina alla storia, sono riproposti in modo da attivare
percorsi di lettura più ricchi e legati al presente: in Work in Progress
le immagini che riguardano le lotte operaie torinesi del ’15 e del ’73,
percorrono letteralmente i seducenti spazi abbandonati e in rovina della contemporanea
era postindustriale (...)”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in
Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995,
Roma, Gangemi Editore, 1995, pg.