CHE FINE HA FATTO BABY LOVE?, 2003, 50', BETACAM (VERSIONE VIDEO)

"Alessandro Amaducci si propone sulla scena con un originale progetto per i Roulette Cinese, folle brillantissima band di art-rock. Si tratta del concept-video-album Che fine ha fatto Baby Love?. Nel prologo un rullo fa scorrere l'antefatto, spiegandoci che presso "il centro d'igiene mentale della città di Traunitz, i due attori e coniugi R e C metteranno in scena il loro ultimo spettacolo", con la "straordinaria partecipazione mentale della loro figlia, Baby Love", la quale nella rappresentazione è una insulsa bambolina caricata di significati. I due della Roulette Cinese hanno una forte impostazione teatrale, con tanto di facce imbiancate dal cerone nello stile dei mimi e contorni marcati come nell'avanspettacolo. Bunuel è subito proposto come nume tutelare in 1999, dove si esprime il progetto estetico dell'opera: un reticolo di effetti elettronici che divengono pittura schizofrenica, laddove il furto dichiarato di materiali visivi dà più la sensazione di avere una matrice nello stile di Rotella piuttosto che nella verifica incerta di Alberto Grifi. Il segmento anatomico si (s)compone per dare senso alla loro idea di Trasfigurazione, mentre la Roulette cinese è vista come un gioco pericoloso con la vita e la morte, in cui i loro volti sono resi orrendi da elementari ma efficaci morphing. In Vegetale prendono forma gli effetti di devianza psichedelica che può procurare alla mente una eccessiva esposizione al tubo catodico, adorato ma anche letteralmente violentato sessualmente, in un isterico flipper di effetti elettronici su cui si stende il ghigno mefistofelico del cantante. Immagini di devastazione in Con-forme per ricordare l'orrore supremo; acida grottesca rappresentazione fashion in Salubre per ricorda l'orrore ridicolo della moda; stilizzata messa in scena delle vite di coppia (più o meno) regolari in Un giorno normale per ricorda l'orrore asfissiante della famiglia. Pura astrazione per rendere in forma colorata le Ombre sulle ombre, dove l'elemento umano è la grazia infinita di un corpo di donna che minaccia di farsi offendere da un coltellaccio. Decisamente personale la loro versione di una Love Song, unico tomo dell'opera che possa ricondursi alla forma più ortodossa del videoclip, accennando un playback per quanto in maniera singolare, attraverso lievi animazioni di immagini fotografiche. Un giostrare di bambolotti crea una Sacra danza che alterna amore e guerra, sottomissione femminile e machismo militare, se non fosse che alla fine la minuta bambolina si ritrova a mostrare orgogliosa la testa mozzata al violento soldato che l'ha posseduta. Tra un clip e l'altro, dei siparietti di puro teatro off, i quali rendono omogenea la materia incandescente del concept-video-album, il quale in fondo potrebbe essere definito un Tele-dramma."

Domenico Liggeri, Musica per i nostri occhi. Storie e segreti del videoclip, Milano, Bompiani, 2007, pgg. 540-541