Electric Self
ELECTRIC SELF ANTHOLOGY
I computer sognano?


Accesi per ore e ore, di giorno e di notte, i computer intraprendono un rapporto intimo con la nostra esistenza: nel loro hard disk vivono parti di noi, del nostro quotidiano, dei nostri desideri, forse anche dei nostri segreti. Imparano a conoscerci nel tempo, ci guardano, osservano il nostro mondo. Lasciati svegli, di notte, a scaricare dati, accumulano tracce di vita, saperi, immaginari; osservano il nostro inconscio che si trasforma in dato.

“Dall’altra parte dello schermo” (come si diceva in un vecchio film di fantascienza) c’è qualcosa che sviluppa un suo inconscio: un inconscio tecnologico, lo specchio rovesciato e trasparente del nostro mondo trasformato nell’universo di numeri del “mondo al di là”.

I computer sognano? Certamente sì: sognano i nostri sogni, reinterpretandoli, così come noi facciamo con loro. Il mondo digitale riesce a costruire il linguaggio che usa: è qualcosa di autonomo che vive di radici umane. L’umano e il digitale sono due dimensioni strettamente interconnesse: gemelli eterozigoti. Il monitor diventa uno strumento duplice: da un lato è lo specchio trasparente che permette il passaggio, dall’altro è uno specchio che non solo riflette, ma trasmette, comunicando una sua visione del mondo.

La convivenza fra umano e digitale non si limita al rapporto uno-ad-uno fra persona e computer: il Web diffonde il linguaggio determinato dalla simbiosi dei due mondi determinando un altro universo fatto di scambi, re-interpretazioni ulteriori, creazioni di immaginari ibridi: un luogo caotico e creativo insieme. Il linguaggio delle immagini è lo strumento più usato per riconoscer-si e internet crea una vera e propria rete di inconsci: immagini, archetipi, immaginari che oltrepassano continuamente la soglia fra mondo umano e mondo digitale, tra passati re-immaginati e futuri remoti.

L’ingresso nel mondo dell’inconscio tecnologico è un viaggio oscuro, denso di ferite, dove si incontrano corpi che incarnano alcuni temi che ossessivamente si rincorrono, come la vita , la morte, la memoria, la fine dei limiti, l’intreccio fra voyeurismo e esibizionismo (il desiderio di guardare e di essere guardati), la trasformazione del mondo in spettacolo e in dati, infine l’inossidabile potenza fascinatoria della forma umana, del corpo inteso come luogo esoterico, come spazio simbolico.

Entrare nell’inconscio tecnologico significa anche ri-scoprire la propria ombra, quella dimensione dove la morte e la vita sono confuse, dove si può giocare anche in maniera crudele, dove la bellezza e la mostruosità possono convivere, dove la paura è necessaria perché produttrice di emozioni.


ELECTRIC SELF ANTHOLOGY
Do Computers Dream?


Turned on for hours and hours, day and night, computers undertake an intimate relationship with our existence: parts of us, our daily lives, our desires, perhaps even our secrets live on their hard drives. They learn to know us over time, they look at us, they observe our world. Left awake, at night, to download data, they accumulate traces of life, knowledge, imaginary; they observe our unconscious which turns into data.

"On the other side of the screen" (as it was said in an old science fiction film) there is something that develops its own unconscious: a technological unconscious, the inverted and transparent mirror of our world transformed into the universe of numbers of the "world beyond".

Do computers dream? Certainly they do: they dream our dreams, reinterpreting them, as we do with them. The digital world manages to build the language it uses: it is something autonomous that lives on human roots.
The human and the digital are two closely interconnected dimensions: heterozygous twins. The monitor becomes a dual instrument: on the one hand it is the transparent mirror that allows passage, on the other it is a mirror that not only reflects, but transmits, communicating its vision of the world.

The coexistence between human and digital is not limited to the one-to-one relationship between person and computer: the Web spreads the language determined by the symbiosis of the two worlds determining another universe made of exchanges, further re-interpretations, creations of hybrid imaginaries: a chaotic and creative place at the same time. The language of images is the most used tool for recognizing oneself and the Internet creates a real network of unconscious: images, archetypes, imaginaries that continually cross the threshold between the human world and the digital world, between re-imagined past and remote future.

Entering the world of the technological unconscious is a dark journey, full of wounds, where bodies that embody some themes that obsessively chase each other, such as life, death, memory, the end of limits, the intertwining of voyeurism and exhibitionism (the desire to look and be looked at), the transformation of the world into spectacle and data, finally the stainless fascinating power of the human form, of the body understood as an esoteric place, as a symbolic space.

Entering the technological unconscious also means re-discovering one's own shadow, that dimension where death and life are confused, where one can also play in a cruel way, where beauty and monstrosity can coexist, where fear is necessary because it is a producer of emotions.


REMAKE REMODEL
4K, 2020,4'30''

video, musica/video, music: Alessandro Amaducci

sinossi/synopsis
Plasmando memorie visive di figure umane e strutture architettoniche che arrivano da un passato remoto, una creatura fatta di dati tenta, attraversando necessari incidenti, di ricostruire un mondo futuro.

By shaping visual memories of human figures and architectural structures that come from a distant past, a creature made of data tries, through necessary accidents, to rebuild a future world.

 

POST REBIS
HD, 2016, 03'39''

video, computer grafica, musica/video, computer graphics, music: Alessandro Amaducci
presenza/presence (scanner 3D): Eurinome


sinossi/synopsis:
In una landa desolata qualcuno o qualcosa sta costruendo un nuovo Rebis fatto di carne e tecnologia.
In a destroyed land someone or something is building a New Rebis made by flesh and technology.


I AM YOUR DATABASE
HD, 2014, 03'53

video, computer grafica, musica/video, cgi, music: Alessandro Amaducci
presenza/presence: Freaky Bones

sinossi/synopsis:


Abbiamo una vita sola. Nel videogioco dell'esistenza inizia la battaglia finale, e il vincitore è già designato. Database di vita, database di morte.

You have only one life. In the videogame of life the final battle has begun, and the winner is already decided. Database of life, database of death.


IN THE CAVE (OF TECHNOLOGY)
HD, 2013, 05'38''


video, musica/video, music: Alessandro Amaducci
computer grafica/ computer graphics: Alessandro Amaducci, Dimitri Milano
presenza/presence: Eurinome

sinossi/synopsis:

I computer sognano? Certamente lo fanno. Viviamo in una caverna piena di tecnologia, e siamo circondati dalle ombre dei moni che creiamo: ma ora anche la tecnologia è in grado di creare mondi, di cambiare l'aspetto del mondo, di offrire unpunto di vista del mondo. Vogliamo essere guardati dalla tecnologia, vogliamo guardare dentro la tecnologia. Così cosa succede quando il nostro immaginario collide con il sistema di immagini della tecnologia? Una sovraesposizione di modelli e archetipi ma anche qualcosa di nuovo: l'unione fra scienza e sogno, naturale e artificiale, e di tensioni presenti e future.

Do computers dream? They do. We live in a cave full of technology, and we are surrounded by the shadows of the worlds we create, but now also technology is able to create worlds, to offer points of view of the world, and to change the look of the world. We want to be watched by the technology, we want to watch inside the technology. So what happens when our imagery and our system of images collide with the technology's imagery? An overflow of "models" and archetypes, but also something new: the union of dream and science, of natural and artificial, of past and future tenses.


BLACK DATA
HD, 2012, 4'00''


video, musica/video, music: Alessandro Amaducci
presenze/presences: Paola Chiama, Eleonora Manca

sinossi/synopsis:

Il mondo onirico è l'errore più affascinante dell'era digitale. Incontrando figure archetipiche, la macchina diventa una sorta di tecno-madre che porta alla vita sogni e incubi. L'androgino è l'unione fra inconscio e tecnologia. Dati neri sul tuo computer.

The oneiric world is the most fascinating mistake of the digital age. Meeting archetypical figures, the machine becomes a sort of techno-mother who brings to life dreams and nightmares. The androgyne is the blending of unconsciousness and technology. Black data on your computer.




SHEDDING
HD, 2010-2018, 7'00''

video, musica/video, music: Alessandro Amaducci
presenza, coreografia/presence, choreography: Eurinome

sinossi/synopsis:

Lo sguardo della scienza. Scrutare ed essere scrutati. Il mondo artificiale e quello naturale si osservano l'uno dentro l'altro.

The look of the science. Watching and being watched. The artificial and natural world look into each other. A lab with some scientists, and the body of a woman analyzed by strange machines. The scientists are checking the brain (the dream? The thoughts?) of this body, meeting the double of her, who’s dancing inside an amniotic ambient made by images. The experiment will give an unexpected result, the combination between science and dreams.



PAGAN INNER
Hdv, 2010, 6'30''

video, musica/video, music: Alessandro Amaducci
danzatrice/dancer: Caterina Genta

sinossi/synospis:
Una danza macabra per celebrare il rischio della vita.

A dance macabre celebrating the risk of life. Nothing more than the idea of the final limit makes ourselves conscious that we are living creatures. The “dance of the skeleton” is a very ancient image connected with the strong relationship between the concepts of life and death. The “dance macabre”, a woman dancing with a skeleton, is an archetypical image that goes more deep, figuring the fact that life itself is a constant duet with the death. By a romantic-gothic point of view, there’s nothing so macabre, it’s only a matter of awareness. So let’s dance with the death to celebrate the risk of life.

 

A TELL-TALE HEART
digital, 2010, 3'30''


regia, compositing, musica/direction, compositing, music:
Alessandro Amaducci
computer grafica/computer graphics: Dimitri Milano

sinossi/synopsis:
Una macchina misteriosa costruisce un cuore per una missione sconosciuta.

A mysterious machine builds a heart for an unknown mission. In a post-war world, a spaceship is wandering apparently without a destination. Inside, some strange machines are working on some pieces of a human body. Then they build a heart which flies on the desert land, searching a secret meeting point. Maybe this “flying object” will find a place where it can be inserted. Two embraced statues are waiting for something.

 

BLOODSTREAM
Hdv, 2010, 7'30''

video, musica/video, music: Alessandro Amaducci
computer grafica/computer graphics:
Dimitri Milano (Lightwave)
Alessandro Amaducci (Poser)
presenza/presence: Eurinome

sinossi/synopsis:

Lo scontro fra l'interno e l'esterno.

The struggle between the inner space and the outer space. A wounded heart can be the most powerful one, and able to fight the assaults of a threatening external dimension. So red blood cells transform in human bodies that have to ward off gigantic faces of old men. But even the pain can be a weapon to send away the aggressors, in an ambiguous fight that is also an underwater dance. The risk of plunging ourselves in the abyss.

 

FEAR OF ME
HD, 2008-2017, 6'00''

computer grafica, postproduzione, musica/computer graphics, compositing, music: Alessandro Amaducci

sinossi/synopsis

La paura del corpo.

The fear of the body. The curiosity of the interior of ourselves is an atavic desire. But it brings us in unknown territories, because entering in our bodies means also meet a sort of ultimate mirror, the definitive shadow of ourselves. So, the anatomical imagery recalls us that we are , definitively, mortals. But also that we can explore new ways of awareness, watching ourselves by an alternative point of view.


FLESH PATHS
DVcam, 2007, 6’30''
video, musica/camera, editing, compositing, music: Alessandro Amaducci
computer grafica 3D/computer graphics: Dimitri Milano
presenza/presence:
Eurinome

sinossi/synopsis:

Viaggio attraverso i percorsi della carne, fra corpi femminili scoperchiati e nati già morti. Il lungo flashback di un suicida, fra memorie ancestrali e ricordi fetali.

A journey througout the paths of the flesh, througout revealed female bodies, and newborn childs already dead. The long flashback of a suicidal brings the viewer in a world of ancestral memories and foetal recalls. The dark side of the creativity: to build a throne of ourselves can be a very dangerous game. But even in the most desperate moments a world can be created, even if it seems a cruel videogame.



THE WEB
DVcam, 2007, 7’

realizzazione video e suono/camera, editing, compositing, sound: Alessandro Amaducci
computer grafica/computer graphics: Dimitri Milano
presenza/presence: Paola Chiama

sinossi/synopsis:

I corpi di Internet incontrano un fantasma con un corpo. La Rete imprigiona il suo ospite ma viene sfondata, svelando il suo interno.

The Web’s bodies meet a ghost of a body. The Web captures its host but it is destroyed, revealing its inner structure. Exhibitionism and voyeurism are quite ancient attitudes, but the new technologies are conforming a new way to represent ourselves, changing our social behaviours. Fiction and reality are definitely confused. We live in a world of representation. Maybe a revolution, maybe a de-evolution.



DISCUSSION ON DEATH
HD, 2006-2018, 6’

realizzazione video e musica/camera, editing, compositing, music: Alessandro Amaducci
presenza/presence: Catena

sinossi/synopsis:

Nel mondo digitale il limite non esiste più, e così scompare il concetto di morte. Pensiamo di essere tutti immortali. I corpi mutano o trasmutano, la scienza promette l’eternità, e nel labirinto di specchi che si crea partoriamo noi stessi, creature già disponibili alla mutazione finale. Un viaggio nelle identità dell’immagine.

In digital age the idea of limit doesn’t exist anymore, and so vanishes the concept of death too. We think we can be forever young, or immortals. The bodies change and transform, the science promises new models of efficiency: the solution is a pill. In the labyrinth of mirrors in which we re-create constantly the image of ourselves, we give birth to ourselves: creatures already available to the final mutation. A trip around the identities of the self of digital images.  

2 classificato a Visionaria 2007, Siena, giuria di Second Life.
2nd award at Visionaria 2007, Siena (Italy), jury of Second Life.



ELECTRIC SELF
HD, 2006-2016, 4’

realizzazione video e musica/camera, editing, compositing, music: Alessandro Amaducci
presenza/presence:
Eurinome

sinossi/synopsis:

Creatività dell’immaginario nel nero amniotico della vita e della morte. Il “sé elettrico”, l’identità tecnologica, nasce dal buio e dal corpo. Figure mutanti vagano nella caverna delle immagini partorendo forme ambivalenti, a metà fra la vita e la morte.

A dancer in balance between darkness and light. Creativity and unconsciousness: in the subtle edge between dreams and reality stands the chance to come into the world. In the digital age computers can create languages and worlds, so maybe they have an idea of the world, maybe they make dreams. Inside the cave of the technological unconsciousness there is the electric self: a world apart that produces images of the inner world. 

1 premio come artista indipendente al Festival Optica, Spagna.
1st award as Indipendent Artist at Festival Optica, Spain.



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RECENSIONI/REVIEWS

 

giovedì, 19 aprile 2007
VIDEOPUNTOZERO 5 - ANTEPRIMA 11 - Alessandro Amaducci

 

I cinque nuovi video di Alessandro Amaducci che proietteremo nel corso della 5a edizione di Videopuntozero sono riconducibili a numerosi filoni: il gotico, la cultura industriale, la cultura delle droghe, i freaks, la fantascienza cyber, le distopie, la poesia decadente e funeraria, il cinema horror, i documentari shock alla "Mondo", il porno, la performance fisica, la body art, il neo-tribalismo, la musica e gli arcipelaghi culturali dark, punk, heavy metal… la ricerca di sonorità sempre nuove, con l’approdo all’elettronica che ha dissolto ogni possibilità di distinzioni...
L’idea che ci suscita l’elenco che abbiamo cercato di abbozzare è quella di tendenze che si aggregano intorno a concetti per lo più nichilisti e pressanti, dove è quasi ossessiva l’urgenza di gesti di rottura, violenti, istintivi e veloci.
I nuovi video di Amaducci hanno proprio (e solo) l’apparenza di essere gesti di questo tipo, ma la violenza dei contenuti viene immersa in un’atmosfera più sospesa e contemplativa, da trip lento e lungo. Anywhere Out of the World raggiunge proprio la dimensione di una visione da fungo magico e può essere rappresentativo di un certo tipo di visione liquida e dorata, dai cromatismi risplendenti come illuminata dall’interno, tipica unicamente dei funghi magici. Si tratta del corpo di una modella (Morgan Hide) elaborato e trasformato in un modello 3D che attraversa continue trasformazioni. Questo fluire continuo dei volti e dei corpi che Amaducci ha ripreso è un suo segno distintivo e di continuità rispetto ai lavori del passato. E’ difficile afferrare le sue immagini in un momento di decisa stabilità e concretezza, sfumano immediatamente per trasformarsi in qualcos’altro. Questo gioco è sempre diverso e Amaducci mostra le abilità creative e tecniche di chi può davvero sfruttare una gamma infinita di variazioni interessanti e sorprendenti.
Questi nuovi video di Amaducci sono immersi in una dimensione di erotismo spietato: le performer che danzano o agitano coltelli lunghi come zanne, seminude o completamente nude hanno corpi bellissimi e personalità. L’accostamento erotismo/morte è parte dei vari retaggi di cui sopra e dell’animo romantico di Amaducci. E’ disperato tentare delle considerazioni teoriche originali su un tema tanto battuto, quindi la parte teorica la tralasciamo per dire subito che Amaducci ha realizzato dei video sul tema erotismo/morte carichi di tensione e bellezza. Discussion on Death (in programmazione Sabato 19 maggio) viaggia accompagnato da una musica bellissima, molto evocativa. Discussion about Death sorprende per la quantità di cambi, di idee felici che dilagano, di variazioni stilistiche, di immersioni in mondi a tratti terrificanti e pieni di suggestioni misteriose, inafferrabili, fisiche...La sofferenza cronicizzata e indotta di una tra le tante generazioni di giovani disperati cresciuti rinchiusi dentro stanze di cemento, imprigionati, le uniche possibilità sentite come appaganti la fuga nel sogno e nel sonno, le tendenze suicide di un'intera società che cresce all'ombra delle sue bombe atomiche, come se la possibilità concreta dell'estinzione fosse l'unica possibilità di preservarci dall’estinzione, gli infiniti dolorosi paradossi della nostra condizione futile e disperata, sono presenti in questi video assieme alla continua ricerca della bellezza e della poesia - VPZ.postato da: 0speed alle ore 13:36 
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Electric Self
"In uno spazio, sospeso come può essere quello di un sogno, privo di coordinate spaziali e temporali, dove i riferimenti si disintergano nel buio, un'apparizione di donna in stato interessante si manifesta evanescente e fluttuante e pervade lo schermo nella sua nudità sensuale. L'immagine moltiplicata espone il corpo nei movimenti di danza e nelle contorsioni che gli effetti elettronici consentono, rendendolo elastico, espandibile o mutabile come di fronte ad uno specchio deformante.
Il graduale passaggio da bianco e nero a colori saturi e acidi nelle tonalità del rosso e del verde libera l'immagine dal connotato reale, riportando alla mente le figure esplose e cariche del fauvismo.
Potente e ipnotico l'impatto musicale. Un video che attrae e seduce nell'esporre un'eterea femminilità eppur così piena e concreta nel suo futuro essere madre."

Elena Marcheschi, Poetroniche. Video cinema e oltre, catalogo Invideo 2007, Milano, Mimesis, pg. 42
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Greetings from Hell
Set to music created by Amaducci, this filmmaker’s vision of hell includes mannequin-like figures, flames, a solar eclipse and vogue-ing.  As the figures break free of their sharp movements and move into a state of liquidity, they collapse one by one. Strike a pose!
Anna Brady Nuse
http://pentacleblogs.org/movetheframe/2009/10/greetings-from-hell/
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"Il titolo della raccolta, precisa l’autore, ha un duplice significato: da un lato electric self comporta il senso di piccoli lavori in cui il “fai da te” elettronico-digitale è portato ai massimi livelli, dall’altro indica “la volontà di entrare in modo diretto entro una sorta di inconscio elettronico, di caverna di ombre contaminate dalle nuove tecnologie”.

Il mondo di Amaducci, avvalendosi di un immaginario sconfinato, spesso scaturito dai depositi di Internet – da cui si coglie, sottolinea l’artista, la trasformazione del mondo in spettacolo – si tende su corde iperboliche, tra eros e thanatos portati agli estremi, entro scenari di ascendenza gotica, dove il trasformismo, insito nelle potenzialità digitali, contamina ogni cosa. Soprattutto i corpi, in prevalenza femminili, bellissimi, più artificiali che reali, disponibili a mutazioni, che sottendono un disfacimento definitivo. L’idea di morte, di tragiche distruzioni, conseguenti alle guerre di ogni tempo e luogo, una predisposizione all’horror ed aspetti crudeli che riaffiorano da sedimenti mnemonici accumulati nell’inconscio, percorrono questi brevi lavori conferendo loro un imprinting inconfondibile, un marchio ben riconoscibile di seducente decadenza, trapassato dalla più sofisticata tecnologia elettronico-digitale.

Not with a bang: tra svariate visioni fumose, planimetrie urbane, una ruota da luna park, case distrutte e ombre che le percorrono, una ragazza azzoppata, con le stampelle e vistose scarpe rosse, si aggira in perlustrazione. Sullo sfondo di continuo scoppi, case che si disintegrano e volano; il girato è in b/n, ma gli scoppi sono colorati, come le scarpe rosso lacca e le stampelle. La ragazza si dissolve, ma ricompare in ombra. Amaducci condensa questo lavoro in una frase: “un fantasma combatte con le sue memorie”.

The Web: sulle molteplici immagini da Internet che ossessivamente ripetono movenze da lap-dance si sovrappone un corpo esterno che vi si stende sopra. Ma la Rete con i suoi tentacoli lo imprigiona mentre il sangue scorre sullo sfondo. Il corpo si trasforma e viene risucchiato, sfondando la Rete. Si svela il suo interno; ricompaiono le immagini da lap-dance, la griglia che le incornicia e coordina diviene parallelepipedo trasparente, a sua volta risucchiato.

Discussion on Death: nel continuo iperbolico trasformismo delle immagini, la discussione sulla morte assume i caratteri del mondo digitale, dove il limite, come osserva Amaducci, non esiste più. Sembra che nella metamorfosi incessante, che già portiamo dentro di noi, la trasformazione ultima e definitiva sia assorbita nel moto turbinante della vita e delle cose. Un percorso nel tempo, nella storia, segnata anche dai polittici medioevali che invece di racchiudere immagini sacre contengono corpi femminili in perenne trasformazione; una mobilità ossessiva che si ferma solo di fronte a un bambino con in mano una siringa foriera di morte.

Flesh Paths: è il lungo flashback di un suicida, nelle caverne del corpo, nei suoi anfratti, nel rosso della carne, nel lago del suo sangue. In questo scenario dominato dal rosso sfilano figure femminili, statue bloccate, prive di vita, una gran testa femminile, come caduta da una statua che giace nel lago; si respira un’aria mitica, però col segno negativo del sangue, della carne ferita; e poi putti che si moltiplicano, immagini che rimandano a memorie ancestrali…

Greetings from Hell: un inferno godibile questo, popolato da splendide creature femminili clonate che intrecciano danze simmetriche tra le fiamme. Cambiando ad un tratto il ritmo e la qualità della musica, incominciano a cadere a suolo ad un ad una, mentre le sopravvissute continuano con eleganza a danzare. Un balletto della morte svolto con glamour e asettica nonchalance e grande sapienza organizzativa."

Maria Campitelli, Catodica 5
http://www.catodica.com/presentazione/sezioni/ritratti/

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NOT WITH A BANG
"A dance solo  superimposed  onto the changing image of a landscape in ruins, in which only fire has colour, onlny the blaze that follows the explosion. The video draw attention to the artifice of the medium, the editing, in order to recreate the experience - real or unreal- of a nightmare"
from the catalogue of Nu2's-IDN Festival- Imatge dansa i nous mitjians- Barcelona, 2011

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FEAR OF ME
"In un ambiente onirico ai confini tra le galassie un corpo senza pelle si contorce fluttuando nello spazio evocando la paura dell’uomo che cercando di vedersi oltre le maschere che porta quotidianamente trova la spaventosa origine delle sue sofferenze.
Opera matura concettualmente e non solo tecnicamente, nella quale l’immagine realizzata con il computer -  trattata con perizia calligrafica – si coniuga, efficacemente sul piano espressivo, sia con la drammaticità teatrale del protagonista virtuale sia con una struttura sonora dell’opera non debordante né separata dall’azione. Un’opera che da – finalmente – anima alla computer animation.
Marco Maria Gazzano
http://www.artevideoromafestival.org/artevideoCms/index.php?special=changearea&newArea=16

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THE WEB

Dans une perspective plus féministe semble-t-il, The Web multiplie à l’écran les images de femmes qui dansent lascivement devant leur web cam. L’écran est ainsi divisé en une multitude de petites fenêtres qui déclinent les même images de femmes exécutant les mêmes types de mouvements. Cette stratégie de split screen et de mise en parallèle des images rend criantes l’uniformité de cette pratique et sa paradoxale normativité. Le chaos sonore renforce d’ailleurs le caractère sordidement « cloné » de ces danses, le lissage des individualités au profit d’une reproduction des clichés. En effet, alors que l’on pourrait penser que ces femmes expriment librement leur sensualité, le fait qu’elles reproduisent toutes le même type de comportement et de gestes semble plutôt indiquer qu’elles se soumettent à une vision stéréotypée du désir et de l’érotisme. Elles semblent donc davantage être les victimes de clichés sur lesquels elles se calquent afin d’être « validées » par une société et un régime d’image patriarcaux qui attendent des femmes qu’elles répondent à certaines représentations et, en définitive, aux désirs des hommes. Ces mises en scène de soi, loin d’être une forme de liberté, se révèlent donc comme une forme de contrainte insidieuse, imposée par le regard masculin qui façonnent nos représentations et que les femmes elles-mêmes ont assimilé. D’ailleurs, les écrans ressemblent ici à des petites cellules voire à des cages qui ont bien quelque chose de carcéral et qui ne sont pas sans rappeler les vitrines dans lesquelles les prostituées d’Amsterdam s’offrent au regard des clients potentiels. Tout se passe pourtant comme si ces femmes croyaient exécuter librement l’attitude et les mouvements que les hommes attendent d’elles. Dans son célèbre article Visual Pleasure and Narrative Cinema (1975), Laura Mulvey soulignait comment les femmes étaient mises en scène par les hommes et pour leur plaisir visuel et érotique dans un système de production et de création cinématographique massivement dominé par les hommes. Ici, les femmes, ayant intégrées, absorbées ce point de vue masculin, se mettent elles-mêmes en scène pour flatter le regard des hommes dont elles attendent une forme de validation que seuls eux, par la position sociale et culturelle dont ils jouissent, sont à même de leur délivrer. Heureusement, cette vidéo de 2007 témoigne d’une évolution qui permet d’être optimiste puisque c’est un homme, ici, qui nous alerte sur ce phénomène et le dénonce.

Dans la suite de la vidéo, une femme arrive, avançant péniblement à quatre pattes sur l’écran. Le corps maigre et le teint blafard, elle semble « malade » de ce syndrome qu’évoquait déjà CVS : cette injonction des images dans une société encore dominée et ordonnée par le désir masculin qui impose aux femmes un certain comportement, un certain corps, un certain type de gestes, etc. Peu à peu, des sortes de barbelés électriques viennent enchaîner cette jeune femme à ces images comme pour suggérer qu’elle en est à la fois victime et prisonnière. L’étau de ces fils se resserrent tant que son corps se fige et commence à saigner. Les images, en particulier les représentations des femmes ici, ont ainsi du sang sur l’écran comme on dit que les coupables ont du sang sur les mains. Bientôt, le corps de la jeune femme se dissout, comme s’il était phagocyté de l’intérieur par les normes de ces représentations qu’elle a incorporées et qui la détruisent. La mise en scène de sa souffrance et de son anéantissement semble ainsi traduire la nocivité de ces images pour les femmes.

Ainsi CVS et The Web mettent en scène – et en garde contre – la fausse liberté d’expression que semble favoriser internet. Ces vidéos soulignent combien cet espace qui devrait être celui du dialogue fait le lit d’un narcissisme exacerbé, d’une sexualité commercialisée et d’une puissance renouvelée des clichés. Loin de favoriser une liberté d’expression comme on pourrait le penser, internet semble ici reproduire ad nauseam des images normées et normatives auxquelles les hommes et surtout les femmes semblent poussés à se soumettre.

Sophie Walon

Après avoir étudié la danse classique et contemporaine au CRR de Paris, Sophie Walon a intégré l’Ecole Normale Supérieure de Lyon où elle a obtenu un master en philosophie et en cinéma. Elle s’est ensuite spécialisée en esthétique du cinéma à l’université d’Oxford. Sophie Walon a aussi écrit de nombreux articles pour la rubrique cinéma du journal Le Monde et Le Monde.fr en 2011 et 2012. Depuis septembre 2012, elle est doctorante et chargée d’enseignements en études cinématographiques à l’École Normale Supérieure de Paris sous la direction de Jean-Loup Bourget (ENS Paris) et d’Isabelle Launay (Paris VIII). Ses recherches doctorales portent sur la vidéo-danse et en particulier sur les mises en scène du corps que le genre propose. Elle s’intéresse par ailleurs beaucoup au jeune cinéma français sur lequel elle a publié plusieurs articles.
http://screendancestudies.wordpress.com/2014/04/24/cvs-2010-et-the-web-2007-ou-la-fausse-liberte-des-mises-en-scene-de-soi-sur-internet/

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