CROMA SOMA, 2004, DURATA INDEFINITA, BETACAM

realizzazione video: Alessandro Amaducci
produzione: Alessandro Amaducci
Corpi di donna mutati dall’universo digitale. Work in progress presentato finora come videoinstallazione in loop su un numero indefinito di monitor.

“Il video di Alessandro Amaducci, come afferma lo stesso autore, mette in evidenza un processo in atto: «Croma Soma è una galleria di quadri in movimento, in cui si recupera l’antica tradizione del nudo per riportarla in un’epoca in cui il corpo, volente o nolente, si è dovuto scontrare o incontrare con le nuove tecnologie. Più le tecnologie avanzano da un punto di vista prettamente tecnico, e più c’è bisogno di corpi. Più si usa l’immaterialità e più la materialità primigenia, quella del corpo, attesta la propria presenza. Non è solo un discorso sulle inevitabili mutazioni del corpo tecnologico, ma il tentativo di testimoniare una sorta di strana guerra fra presenza e assenza, fra brandelli di bellezza perduta nei corpi mutilati dalle guerre e presenze antiche, miti primordiali di morte di vita.»
Croma Soma è dunque la rappresentazione di un processo metamorfico in cui gli opposti si scontrano o si congiungono dando vita a mutazioni che magari sembrano inedite nelle forme, ma ancora una volta sono ancestrali nella sostanza. Inconscio, immaginario collettivo, mitologia e storia, alchimia e tecnologia si riversano in questo nuovo immaginario virtuale originando un effetto neobarocco in cui eros e thanatos giocano comunque un ruolo primario.”

Angelo Bertani, Hic et Nunc, rassegna di arte contemporanea, Edizioni Biblioteca dell’immagine, S. Vito al Tagliamento, 2004


"Alessandro Amaducci, signore dei trasformismi tecnologici, produce video adiacenti ai video-clip; pieni di dissacrante inventiva immaginifica. Qui presenta tre ritratti in fieri, in quanto video con personaggi metamorfici. Quadri appesi al muro, tramite monitor al plasma, che raccontano di ipotetiche contaminazioni tra mondi diversi, quello umano e quello animale, in un panorama di futuribili inquietanti manipolazioni genetiche, dove i corpi si assimilano ad immafini zoomorfe, si sdoppiano in versioni speculari, cambiano di colore: vita e morte coesistono in visioni apocalittiche scavando in un inconscio da incubo dove si accumula un tragico rimosso di guerre e distruzioni. Il ritratto si stende al corpo, corpi di donna, martoriati, deturpati, carne viva - riversata nell'immaterialità sintetica ad essa contrastante - che viene esibita nella sua potenzialità di offesa e mostruosa trasformazione."

Maria Campitelli, Wonderful, catalogo della mostra, Trieste, Juliet PO BOX,  2006, pg. 15