SOLO PER I TUOI OCCHI, 1996, 10’, BETACAM
realizzazione video: Alessandro Amaducci
produzione: Cooperativa 28 Dicembre

Premio miglior montaggio Civitanova Video 1997, 1° premio Taranto-Berlino Festival 1997, menzione speciale Antalya Golden Orange Festival 1997 (Turchia), trasmesso da Tele San Marino

“Il desiderio di amplificare lo sguardo, di allontanare, di distanziare sempre più la capacità dei nostri occhi tramite tecnologie diverse (binocoli, microscopi, satelliti) nasconde la volontà di avvicinarci alle immagini dell’estrema distanza, dell’estremo distacco: la morte. La morte in diretta, il tempo in diretta dell’immagine elettronica è l’estrema necroscopia tecnologica regalata al nostro sguardo: la carne si dispiega, il desiderio, la tensione si consumano e si decompongono momento dopo momento, frame dopo frame. La glaciazione temporale e corporale dell’immagine fotocinematografica si sfrangia nel caos del video provocando imprevedibili ritorni in vita, una vita fatta di luce e movimento. Gli sguardi puntati delle varie guerre hanno compiuto il loro percorso dalla canna del fucile al binocolo dell'obiettivo delle cineprese: puntiamo gli occhi, guardiamo, desideriamo, uccidiamo, guardiamo la morte (in diretta). Il video è stato realizzato in occasione della mostra Tazio Secchiaroli, the Original Paparazzo, presso la Galleria Photology di Milano.”
Alessandro Amaducci

“(...) Desiderare di possedere un corpo e desiderare di distruggerlo (Marzabotto) sono impulsi messi sullo stesso piano in questo video che crea un evidente ossimoro. (...) Il tutto per il piacere dell’occhio vitreo, un po’’ sciacallo, che riprende ma che può trasformarsi in una mitragliatrice.”
Francesca Rossini (a cura di), L’occhio infranto, Comune di Bari-Metropolis, pg. 56.

“Spazi complessi, frammentati, non prospettici, reversibili, esplodono nel mix elettronico: Solo per i tuoi occhi di Alessandro Amaducci. Qui sperimenta le decomposizione delle immagini e dei suoni di repertorio, la scelta mirata tra quei frammenti di Storia e di Cinema per l’alto tasso simbolico, dunque l’ampio parco di giochi possibili in materia di metalinguaggio e di forma. Vero personaggio di questo video è l’effetto di sovrimpressione cinematografica che qui diventa star del mix, figura dell’efficacia linguistica e poetica la cui forza primitiva e magica riprende vigore come fosse frutto di un Méliès elettronico. È un saggio di montaggio e un video di creazione coltissimo e godibilissimo sulla rappresentazione dell’invisibile, dunque su quella figura dell’assenza che è la sovrimpressione. La nozione di spazio intensivo, affettivo, cerebrale, diventano forme viventi con la bassa definizione che favorisce la riflessione sui depositi onirici della memoria, sui paesaggi dell’allucinazione, sul video come “macchina teorica”.”
Ninì Candalino, La bassa definizione elettronica, in Close-Up n.1, marzo 1997, Torino, Lindau, pg. 66.

“Gli occhi. E materiale d’archivio ai quali ri-dare senso. Elaborazioni video o recuperi di frammenti di pellicola. Sensi di morte, di una vicinanza con la morte determinata dalla confluenza d’immagini, da sovrimpressioni o accostamenti di durata breve/lunga. (...) È in particolare il lavoro di Amaducci a fissarsi nella memoria, nel cuore, negli occhi. Titolo lacerante, che presuppone una disponibilità totale al desiderio, ai sensi, a un erotismo e a una memoria ri-date dal video. Occhi (da film, guerre, fotografie) che richiedono. Sempre colti in attimi terminali e sempre in rapporto con ad altri. Ancora sbilanciamenti al di là dei margini, in Amaducci, corpi e occhi che non possono appartenere ad un’unica immagine, attratti dal fuoricampo, desideranti verso altri corpi, altri occhi.”
Massimo Causo, Giuseppe Gariazzo, Bellaria Anteprima, Cineforum n. 5, giugno 1997, Bergamo, Federazione Italiana Cineforum, pg. 50.

“... Opera di sperimentalismo maturo (è) Solo per i tuoi occhi di Alessandro Amaducci, il regista-videoartista che da sempre esplora le potenzialità dello sguardo “in transito”. Nella memoria e nella storia, qui in particolare, dove la contesa tra l’indefinito e l’oggettivo è più dolorosa per l’immagine.”
Adelina Preziosi, Generi diversi, Segno Cinema 87, settembre/ottobre 1997, Vicenza, Ed. Cineforum, pg. 80

“Il corto lacera l’impenetrabilità dell’illusione garantita dall’ “altro” cinema e riduce drasticamente la distanza tra vedere e guardare, come “racconta” Alessandro Amaducci nel suo ultimo lavoro, Solo per i tuoi occhi. Dove l’occhio “nudo” non ha il tempo (e lo spazio) per soffermarsi, supplisce lo sguardo “costruito”, reso onnisciente (onnivedente) dall’esperienza di cinema.”
Adelina Preziosi, Cinema a spazio ridotto, Segnocinema n. 89, gennaio/febbraio 1998, Vicenza, Ed. Cineforum, pg. 18.

“Sullo stesso argomento (la frammentarietà della visione) ma in modo ben più vorticoso e barocco si cimenta Alessandro Amaducci con Solo per i tuoi occhi, apologia del desiderio scopico attraverso un percorso sulla memoria filmico-fotografica (da Emak-Bakia di Man Ray ai paparazzi di Fellini, da Caligari a Blow Up) un omaggio al reporter Secchiaroli che anticipa incredibilmente il dramma di Lady D: la fotografia come morte al lavoro.”
Bruno Di Marino, Elogio della levità, Segnocinema n. 89, gennaio/febbraio 1998, Vicenza, Ed. Cineforum, pg. 69.