CATTEDRALI DELLA MEMORIA, 1995, 8’, BETACAM
realizzazione video: Alessandro Amaducci
quadri: Massimo Lai
materiale di repertorio: Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza
musica: Dead Can Dance
produzione: Cooperativa 28 Dicembre

2° premio Arte in video 1995, trasmesso da Achtung Baby (TV Capodistria), da Sei Milano e da Fuori Orario (RAI 3)

“La memoria concentrata dei luoghi distrutti e abbandonati esplode, scaraventando in uno spazio mentale le immagini dei corpi che li hanno abitati.”
Alessandro Amaducci

“(...) I seducenti spazi abbandonati e in rovina della contemporanea era postindustriale diventano il set in cui far agire i quadri di Massimo Lai, carichi a loro volta di memoria pittorica, che appaiono e scompaiono, come ricordi frammentati, tra vetrate distrutte e pezzi di storia ritrovata...”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995, Roma, Gangemi Editore, 1995, pg. 153.

“(...) I quadri di Massimo Lai si fanno immagini altre, memorizzati nella ricerca video e deposti su ritagli di finestre, inferriate, aperture alla visione in fabbriche abbandonate o su reti di filo spinato, spazi aperti a intervisioni nello spazio, in cui s’individuano schermi di proiettabilità e si ridefiniscono percorsi della memoria, della Storia.”
Giuseppe Gariazzo, Filmcritica n. 463, pg. 123.

“Corpi e volti di antica grazia scorrono liberamente nello spazio o sono scaraventati fuori da capannoni industriali. Le Tre Grazie conservano la loro integrità nonostante l’esplosione, immaginata nel video ma reale nella Storia, che ci parla ancora di luoghi distrutti da antiche logiche affaristiche ma anche di angoli di perversione più recenti: le fabbriche del taylorismo.”
Francesca Rossini (a cura di), L’occhio infranto, Comune di Bari-Metropolis, pg. 55.

“La tecnica dell’intarsio è usata anche da Alessandro Amaducci per Cattedrali della memoria (1995) in cui le immagini d’archivio riguardanti la vita - velocizzata - della grande fabbrica sono intarsiate e alternate con la desolazione odierna dei reparti abbandonati e messe a confronto con immagini pittoriche. In questi casi il collegamento con una dimensione informativa è affidata allo spettatore che deve elaborare gli accostamenti e le simultaneità delle immagini in un possibile discorso, non necessariamente documentario ma evocativo di situazioni e di possibili letture di una “realtà”.”
Sandra Lischi, Visioni elettroniche. L’oltre del cinema e l’arte del video, Roma, Biblioteca di Bianco & Nero, Fondazione Scuola Nazionale del Cinema, 2001, pg. 112.

“Alessandro Amaducci cerca il tempo che si è depositato nei luoghi della memoria privata e civile, trasfigura le immagini, le fa “morire” per farle vivere finalmente in una dimensione mitica. Cattedrali della memoria rappresenta uno degli esempi più alti di come, con l’immagine, si possa sospendere il tempo e collocarlo al di sopra del reale.”
Grazia Paganelli, Memoria fertile, La Gazzetta della Musica, Torino, Dicembre 1995.

“(...) Cattedrali della memoria è un bel saggio di postromanticismo fine de siècle, che associa la descrizione nuda e impietosa di alcuni pezzi di archeologia industriale, come le fabbriche “fossili” della cintura torinese, a immagini e musiche di stampo classico...”
AAVV, Il bilancio dell’Euro Video Festival. Italia über Alles, in Videotecnica n. 84, Dicembre 1998, Roma, Editori Associati, pg.190.