Trasmesso da Sei Milano, e da Fuori Orario (RAI 3)
“Videodanza obliqua, per corpi volatilizzabili.” (Alessandro Amaducci)
“La fluidità
dei movimenti di danza contemporanea e la videocamera dal volo impercettibile
ed obliquo che danza con i corpi offrono lo spunto per rompere gli spazi di
una casa che in realtà non c’è o è “matta”,
per l’appunto. Gli spazi si interscambiano, i muri non esistono e la casa
oscilla nel vuoto. Ma attenzione perché viaggiamo sempre nel luogo della
finzione video, nei cieli dove volano certe rondini digitalizzate: è
il naturale dispiegamento della sostanza elettronica del fantasma analogico.
Per non parlare di strane e pericolose scarpe giganti...”
(Francesca Rossini (a cura di), L’occhio infranto,
Comune di Bari-Metropolis, pg. 58)
“Amaducci (...) realizza
qui uno strano, spiazzante, suggestivo ritratto di coreografia obliqua: è
la casa ad essere matta? O è la telecamera a giocare con lo spazio? O
sono, soprattutto, le coreografie sghembe che scivolano sui pavimenti mai in
regola? Indiscipline a confronto.”
(Sandra Lischi (a cura di), Un anno italiano in video,
Milano, A&M Bookstore, 1996, pg. 26)