Alessandro Amaducci non ha bisogno di
presentazioni: è artista video di successo, pluripremiato in vari
festival internazionali e creatore di performance di vjng in cui usa
rigorosamente il mixer video. In questi giorni è in programma
all’interno del Piemonte Share Festival con uno “spettacolo video”
tratto dalla sua videocreazione
Spoon River, per live video e quattro videoproiettori.
Dice di questo nuovo genere di “spettacolo”:
“Il live video è una forma di espressione che consiste nel mixare dal
vivo basi premontate in modo da gestire le immagini per ricreare
attraverso le luci e le ombre, lo spazio, e per poter far vivere le
immagini negli ambienti. Sta a metà tra qualcosa che accade sul momento
e qualcosa che è stato già preimpostato. Sta a metà tra la performance
video, il vjing, e la videoinstallazione”.
Amaducci ama definire questo modo di elaborare le immagini live “teatro degli automi luminosi” o, appunto, “live video”.
Studioso e storico della videoarte, autore di una fitta manualistica
teorica e tecnica ad uso di neofiti videomaker, ha insegnato l’arte del
video creativo verrebbe da dire a una intera generazione, di fatto la
sua generazione considerata la giovane età (37 anni). Ricercatore e
docente al Dams di Torino, dopo vari interventi (come artista e come
studioso) per volumi antologici e per cataloghi video, ha dato alle
stampe per la casa editrice
Nistri-Lischi (Collana Mediamorfosi diretta da Sandra Lischi)
Il video digitale creativo,
un volume che aggiorna sull’evoluzione digitale, una tecnica che ha
ormai più di quarant’anni di storia come quella video. L’attenzione è
diretta infatti proprio a quella “terra di mezzo”, come Amaducci spiega
nell’introduzione, che è il video digitale, a metà tra il cinema e la
sua tecnologia ottico-meccanica, la tecnologia elettronica e la
tecnologia digitale (il computer), associandola però sempre a esempi
emblematici e illuminanti di artisti video (Studio Azzurro, Rybczynski,
Bill Viola) o di autori di videoclip (come Chris Cunningham) che hanno
usato procedimenti di cui si entra nel dettaglio tecnico, che hanno
proposto usi diversi della “composizione dell’immagine video”
(feedback, sovrimpressioni, riquadri) o effetti particolari (filtri,
distorsioni). L’universo del video digitale è esplorato nelle varie
possibilità offerte dalle diverse apparecchiature, dalle
libraries
di immagini, dalle funzioni legate alla luminosità, esortando sempre a
una “personalizzazione” del formato digitale. Non mancano preziose
indicazioni sull’archiviazione delle immagini, singoli frame o il
girato, e su come usare al meglio il viewfinder e gestire il preset
(sfondi, texture). Il montaggio non lineare del video digitale occupa
un’ampia sezione: come caricare le immagini e comprimerle, come
combinare le diverse clip, come regolare la timeline, come calcolare i
tempi per la renderizzazione, cosa aggiungere nella postproduzione.
Si legge tra le righe che l’analogico non ta ancora tramontando:
l’ibridazione tra tecnologie è ancora un territorio tutto da esplorare.
La scelta di un sistema o di un altro, come ricorda Amaducci è ancora
una questione di rapporto stretto e personale con la macchina.
Anna Maria Monteverdi
http://www.ateatro.it/olivieropdp/ateatro81.htm#81and47