FANTASMI, 1991-95, 5’,BETACAM

realizzazione video: Alessandro Amaducci

montaggio: Alessandro Amaducci , Mario Vera

musica: Ruggero Tajè

con: Antonin Artaud, Alex Allin, Lucien Bataille

produzione: Centro Linguistico Audiovisivi , Cooperativa 28 Dicembre

segnalato a Videopresenze 1992, trasmesso da Tortuga-DSE (RAI 3) e da RAISAT 1

“La carne cinematografica di Antonin Artaud e dei fantasmi della sua immaginazione sbranati dall’immagine video.”

Alessandro Amaducci

 

“Il giovane torinese Alessandro Amaducci (...) è tra i “maledetti” sperimentatori di talento che usano l’elettronica come campo d’azione per pratiche espressive “diaboliche”. Come pochi, quest’autore ha capito che il video può essere un gioco tecnologico per costruire fantasmi e dar sostanza emotiva a percorsi di ridefinizione simbolica della realtà. (...) L’urlo, Fantasmi sono i corti e cortissimi videoart-surreal-horror dove Amaducci ha sperimentato il mix di generi, facendo esercizio di stile sulla poetica espressionista. In questi video non c’è trama, racconto, ma messa in immagini della tortura come arte plastica: morte vibrante, ma senza sedia elettrica e autenticamente falsa.”

Ninì Candalino, Surreal-horror da Torino, Il Manifesto, 20 febbraio 1992, pg. 14

 

“Tre film, La passione di Giovanna d’Arco, Fait Divers, e Le coquille et le clergyman danno spunto ad Amaducci per parlare dell’alterità dell’individuo rispetto alla società dei benpensanti. Protagonista assoluto del video (...) è Antonin Artaud. I fantasmi demonizzati dalla società appaiono a brandelli dallo sforzo dell’immagine video di emergere tra la “neve” del televisore, dall’oblio del tubo catodico.”

Francesca Rossini (a cura di), L’occhio infranto, Comune di Bari-Metropolis, pg. 57.

 

“Nei suoi video e nelle sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza dell’immagine elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere malleabile e metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità, che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità, individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi di immagini. Opere come Fantasmi, Kiki Kali, L’urlo, che utilizzano segni forti come Antonin Artaud o Kiki de Montparnasse, si presentano come messa inonda di fantasmi, apparizioni, immagini-ricordo immerse o soffocate da pixel o geometrie digitali, come sono sempre tutte le immagini video.”

Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in Valentina Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995, Roma, Gangemi Editore, 1995, pg. 153.