2° premio Videokids
1991, segnalato a Videopresenze 1992, trasmesso daTortuga-DSE (RAI 3),
da L’angelo (CANALE 5), e da RAI SAT 1.
“Secondo un’antica
leggenda egiziana, il dio Ptah avrebbe generato l’universo semplicemente
nominando i vari elementi che l’avrebbero composto. Nascita, vita, morte
e miracoli dell’immagine video.”
Alessandro Amaducci
“Il giovane torinese
Alessandro Amaducci (...) è tra i “maledetti” sperimentatori
di talento che usano l’elettronica come campo d’azione per pratiche
espressive “diaboliche”. Come pochi, quest’autore ha capito
che il video può essere un gioco tecnologico per costruire fantasmi e
dar sostanza emotiva a percorsi di ridefinizione simbolica della realtà.
(...) L’urlo, Fantasmi sono i corti e cortissimi videoart-surreal-horror
dove Amaducci ha sperimentato il mix di generi, facendo esercizio di stile sulla
poetica espressionista. In questi video non c’è trama, racconto,
ma messa in immagini della tortura come arte plastica: morte vibrante, ma senza
sedia elettrica e autenticamente falsa.”
Ninì Candalino, Surreal-horror da Torino, Il Manifesto,
20 febbraio 1992, pg. 14.
“Questo video rappresenta
il desiderio di innescare un processo di iniziazione alla videoarte partendo
dalla peculiarità tecnica della visualizzazione dell’onda del segnale
video: la “neve” di un televisore non sintonizzato che si accompagna
al tipico “rumore bianco”, la traduzione audio dell’energia
elettromagnetica. (...) Alle donne è affidata la maieutica delle immagini
(ri)composte.”
Francesca Rossini (a cura di), L’occhio infranto,
Comune di Bari-Metropolis, pg. 58.
“Nei suoi video e nelle
sue dichiarazioni Amaducci insiste soprattutto sulla differenza dell’immagine
elettronica, la cui natura tecnica le conferirebbe un carattere malleabile e
metamorfico, quella instabilità, labilità, permeabilità,
che ben rappresenta, tra l’altro, il funzionamento della nostra stessa
memoria. Nelle sue realizzazioni Amaducci tenta di rendere questa peculiarità,
individuando nel trattamento dell’immagine il segno distintivo di un’arte
che trasforma non la realtà in ombre, ma le stesse immagini in ricordi
di immagini. Opere come Fantasmi, Kiki Kali, L’urlo, che utilizzano segni
forti come Antonin Artaud o Kiki de Montparnasse, si presentano come messa inonda
di fantasmi, apparizioni, immagini-ricordo immerse o soffocate da pixel o geometrie
digitali, come sono sempre tutte le immagini video.”
Aurora Fornuto, I ricordi al di sotto di tutto, in Valentina
Valentini (a cura di), Prospetti, video d’autore 1986-1995, Roma, Gangemi
Editore, 1995, pg. 153.