GLI INCUBI DI SALVADOR A PASSO DI DANZA
“Nel 1944 il genio incontenibile e tracimante di Salvador Dalì si applicò alla scenografia di un balletto, Il Tristano folle, rappresentato all’International Theater di New York; nulla a che vedere con La vita vera comincerà domani, primo studio “dedicato a Dalì” di Paola Chiama, Doriana Crema e Alessandro Amaducci. Il piccolo gruppo o Nucleo del Tratto Solitario ha accettato una commissione di “Danzare l’Arte” che asseconda le mostre della Fondazione Mazzotta nella cittadella marchigiana, già di per sé segnate da un elegante gusto trasversale.
Dopo Andy Warhol, l’omaggio a Dalì e ai Surrealisti si dipana tra litografie, piccole sculture, disegni, acquarelli, acqueforti, opere ispirate all’estroverso catalano e alcuni meravigliosi cadavres exquis, creando una scia di tipicità surrealiste cui si collegano anche gli autori di La vita vera comincerà domani. La loro pièce, come le opere in mostra del Cracking Group, è una libera riflessione a partire da Dalì, e un lavoro a più mani (come i cadavrese exquis) nonostante in scena si ammiri solo un’unica silhouette filiforme e cangiante: quella di Paola Chiama. Con un lungo manto nero la solista comincia il suo viaggio onirico solleticando il ricordo del ritorno alla Chiesa del pittore, delle sue Madonne di Port Lligat con in grembo il Bambin Gesù, che qui non è che un bambolotto bisquit.
Dalle dolenti pose al ralenti della Vergine, si passa, grazie al corto circuito di un agghiacciante sorriso, a una trasformazione sexy e a un auto-strangolamento con la cornetta di un telefono poggiato sopra una tavola nuda. Tutta la piccola scena è però quanto mai dilatata: mentre la performer assume nuove sembianze con avvincente sobrietà gestuale, scorrono dietro di lei grandi sfondi ocra con finestre, squarci di nuvole mediterranee, rose che si formano dal nulla e qualche volto camuffato ma noto, il fratello morto prima che Dalì nascesse, l’invadente musa e moglie Gala. Ma spesso anche la protagonista di La vita vera comincerà domani compare in video: la sua effigie viene triplicata; è cadavere eppure si muove seguendo lo scorrere di sogni, tentazioni e perversioni nascoste chiaramente dettate dal “delirio paranoico” surrealista.
Come i famosi “orologi molli” di Dalì, certe immagini sembrano liquefarsi, prefigurano scene horror, o autobiografiche fobie. C’è un attentato col coltello all’incolumità del piccolo giocattolo Gesù e una bambola tutta rosa (sempre la Chiama dal vivo e come ombra) che corre con quelle stampelle presenti in tante tele del catalano, mentre brandelli di carne si affastellano sul fondo in un’orgia da spezzatino – si sa dell’idiosincrasia di Dalì per il cibo – culminante nella fagocitazione del suo corpo raggomitolato dentro la ridondante immagine barocca.
(…) Senza atterrare mai dalla vertigine del sogno-incubo, la pièce crea davvero in chi guarda l’angoscioso bisogno di qualcosa di prosaicamente reale, di non procrastinabile a quel “domani” che non arriva mai.”
Marinella Guatterini, Il Sole 24 Ore, domenica 31 luglio 2005, n. 208
SURREALISMO IN SALSA PULP
(…) e dulcis in fundo, come un’autorevole conferma, si è
visto La vita vera comincerà domani,
lo spettacolo inquietante e bellissimo che Civitanova Marche ha commissionato a
Paola Chiama (validamente assistita da Doriana Crema) e al videoartista
Alessandro Amaducci, in occasione della grande mostra dedicata a Salvador Dalì.
Un autentico capolavoro e una laurea con lode a Paola Chiama e la sua
personalità conturbante.
Entra in scena come una vecchia lady in abito lungo e
attraversa in diagonale il terrifico salone della casa Usher, quasi entrando
nel quadro che la raddoppia, in un gioco di specchi occultati e rimandi colti,
proiettati su un immenso schermo dal video di Alessandro Amaducci, che scava
nel surrealismo di Dalì e lo confonde con il noir di Poe. Mentre Pierpaolo
Marini frulla in salsa pulp l’allegra cantilena dei gialli di Hitchcock fino a
renderla pura immagine della letteratura gotica, Paola Chiama diventa un angelo
bizzarro e manovra un coltellaccio evirando zucchini iniettati di sangue.
Con
la complicità delle luci rarefatte e spettrali di Paolo Pollo Rodighiero, che
denudano e trafiggono ogni anfratto di quel castello-fantasma, la fragile Paola
si trasforma in una donna gonfia e bellissima, in vestaglia da seta, che esplora
il suo boudoir sconnesso e metaforico, come un ragno la sua tela.
Nell’ultimo
quadro è una perversa bambina immorale che vola sulle stampelle, intorno al
tavolo imbandito, la vestitina svolazzante intorno alle sedie Chippendale di
velluto cremisi, ammiccante al bambolotto che poi sevizierà, in un crescendo
opprimente di immagini frante, carne sfatta e sangue grandguignolesco, tra
incanti di memoria e geniale ossessione del simbolo.”
Claudia Allasia, La Repubblica, sabato 24 settembre 2005